La mia stanza è completamente vuota. Mi stupisce l’emapatia con gli oggetti. Svuotandola ho ripreso in mano 5 anni di vita sedimentatasi attorno a me, ma anche dentro di me. Così vuota lei mi sento un po’ vuoto anche io.
Di tutti i brani che il mac stamattina poteva scegliere di suonare per svegliarmi, è toccato a Merry Christmas Mr. Lawrence di Sakamoto. E’ stato come passare il dito sulle cicatrici. Un senso di straniamento e sospensione mi ha assalito, come se di colpo il passato fosse diventato vivo e mischiato al presente. Il passato non va guardato mai troppo, eppure a volte capita, e quando succede è come fissare una enorme voragine dall’alto e soffrire di vertigini. E’ come se fissando quel vuoto, esso entrasse un po’ dentro di te.
La parola più giusta per esprimere il mio stato è commestizia. Commozione e Mestizia. Ma mi sforzo di ricordarmi che questa non è la fine ma un begend, un finizio, un morire indistinguibile da un nascere.
Ogni nuova vita è accompagnata dalle doglie in fondo, così come per riempire occorre prima svuotare.
Avrei voglia di abbracciare un’ultima volta tutto il mio passato, e di sussurrare al suo orecchio: "grazie, ti porto sempre con me". Ma il passato è fatto di tante cose e persone uniche, proprio perché mai più le reincontrerai. Si va avanti.
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