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Per coloro che non sanno nulla dello zen, le montagne sono solo montagne, gli alberi sono soltanto alberi, gli uomini soltanto uomini. Dopo aver studiato lo zen per qualche tempo, uno giunge a percepire la vanità e fugacità di tutte le forme, e le montagne non sono più montagne, gli alberi non sono più alberi, gli uomini non sono più uomini. Per colui che ha compreso pienamente lo zen le montagne sono di nuovo montagne, gli alberi sono alberi e gli uomini sono uomini — Storia Zen

Perché il Cinema dei Supereroi non è di Serie B

Scritto da Mushin alle 2:27 am del 25/07/2008 •

Uno dei motivi per cui mi piacciono i film (fatti bene) su (super)eroi dei fumetti – oltre al fatto che al cinema sono tra i film che rendono meglio – è che il mondo del fumetto in sé mi piace. Mi piace perché come diceva Mr. Glass in un film sottovalutato (Unbreakable, di Shymalan), i fumetti nascono dalle paure, dai problemi e dai sogni dell’uomo comune. Non sono un tentativo di trascendere la realtà attraverso la fantasia, ma piuttosto una esasperazione della realtà, una iperrealtà che amplifica acuendoli i contrasti della vita. Almeno nella maggior parte dei casi, dei supereroi che conosciamo.

Il cinema attuale ha reinterpretato gli eroi della Marvel e della DC, dandogli una prospettiva in linea con la società in cui viviamo. Se durante la guerra fredda l’enfasi era nel rapporto fra opposti, bene e male, senza sfumature, siamo passati al periodo dell’enfasi sulla tecnologia, sulle mutazioni genetiche ed oggi il filo comune che mi sembra unire i più riusciti tentativi di trasposizione cinematografica del mondo del fumetto, è la complessità /umanità del personaggio.

Eroi e antagonisti sono esplosi, rappresentati nelle loro molteplici sfaccettutaure, la sfida è (ri)trovare un’unità costitutiva senza la quale l’eroe non è nulla. Supereroe = Superproblemi, questo lo rende molto simile ad un essere umano, con le sue fragilità, in un universo in cui ogni concentrazione di qualcosa (sia anche un superpotere) genere una forza opposta che la bilancia (un superproblema), in cui ogni giudizio fra bene e male tende a perdere di significato in un processo di sfumature. Come non ritrovare l’uomo comune con i suoi dubbi in un Batman, Spiderman o in un Hulk di oggi? La lotta prima di essere con l’antagonista è con sé stessi. Ritrovare il senso delle proprie azioni, risolvere l’enigma fra un destino che ci muove o un libero arbitrio che sceglie. Solo dopo aver ricostuituito l’unità è possibile confrontarsi con l’antagonista di turno per vincere. Perché la lotta primaria è con sé stessi.

Mi piace il linguaggio dei fumetti/movie con cui viene rappresentato questo momento della società in cui viviamo. Ho apprezzato particolarmente il Cavaliere Oscuro di Christoper Nolan (Memento, The Prestige, Batman Begins i suoi precedenti famosi – Resto un fan di Christian Bale). Per i motivi di cui sopra. Per gli stessi motivi ho apprezzato più il primo Hulk (di Ang Lee) che il secondo (nonostante ci sia Edward Norton). In fondo anche l’intrattenimento ha un’anima, e prima di dire che un film è un’accozzaglia di scene senza senso occorre chiedersi se il sale nell’insalata non l’ha messo nessuno, oppure se è la nostra lingua che non ne sente.

Un grazie a Claudio, Noemi e Luca (che mi supporta grazie alle sue raffinate letture sull’argomento) per la compagnia.

PS L’unica cosa che sbaglia Nolan è la protagonista femminile. Nel primo episodio l’odiosa gattamorta-monoespressiva ex Dawson’s patetica Katie Holmes, in questo secondo atto l’inguardabile (ahò, il fratello Jake sarà "particolare" ma lei è proprio un cesso) Maggie Gyllenhaal.

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