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Ma tutto è facile quando si è secondi e si può contare sulla scia del primo; le cose cambiano tragicamente nel momento in cui si è condannati a prendere l’iniziativa e a propria volta costretti a portare la fiaccola

— François Jullien

Meritate di Morire con le Tartine in Bocca Mentre Parlate di ROI

Scritto da Mushin alle 15:59 del 20/04/2010 •

Oggi mentre percorrevo la solita strada per andare in ufficio, sono riuscito a dare un nome a questa sensazione che mi porto dietro da qualche mese.

Il punto è semplice. Siamo parte della più grande rivoluzione della storia umana dopo la ruota: Internet.

Non è un mattoncino che sopra gli altri mattoncini ha reso la torre più alta. E’ un paio d’ali che ha reso inutili le torri. Questo è un dato di fatto. Così come un dato di fatto è l’enorme culo che abbiamo avuto a nascerci su quest’onda, in un momento come questo.

Tolgo dal discorso i soliti vecchi tromboni che per motivi anagrafici e culturali stanno dentro questa rivoluzione inseguendo la gioventù da protagonisti che non hanno mai avuto probabilmente perché dentro la loro generazione non spiccano per intelligenza, e che si sono oggi ritagliati uno spazio di punta semplicemente perché nei giri di campo hanno iniziato a correre vedendo arrivare la nuova ondata e aggregandosi, anziché lasciandosi doppiare.

Mi resta una massa di giovani, me compreso, a cui è stato regalato un biglietto per la prima fila di una rivoluzione culturale. E cosa facciamo? Ci spacchiamo il culo dalla mattina alla sera ad imitare un mondo marcio, decadente. A parlare come uno schifoso bocconiano in un misto di acronimi e tecnicismi inglesi, quasi fossimo un direttore marketing. Misuriamo il successo in base a quanti party siamo invitati ad abbellire con i nostri bei sorrisi da cerimonia. Passiamo il nostro tempo a convincerci che sia necessario risolvere il problema del ROI, come fosse responsabile dei destini del mondo.

Non me ne fotte un cazzo. Dei vostri budget. Delle vostre proiezioni. Delle policy e della privacy. Del vostro ROI e dei vostri coefficienti. Non voglio diventare un direttore marketing né il manager di un grande nome della pubblicità. Non se questo significa diventare come voi. Io ho avuto la fortuna di un posto in prima fila per il futuro, sento il dovere morale di dedicare il mio cervello a qualcosa di innovativo, folle, radicale e soprattutto: utile per gli altri. Non per il mio estratto conto mensile.

Vi metterei tutti su un bus dandovi fuoco insieme ai vostri discorsi fighi di cui non capite un cazzo, del web che vi riempie la bocca quando fino a ieri non avevate l’ADSL, dell’affannoso tentativo di trovare qualcosa di originale da dire per essere ammirati e ricordati. Sorrido sempre ascoltandovi. Perché anziché coprire la vostra inutilità ontologica, sottolineate ancora di più la vostra miseria intellettuale. Vi compatisco, perché non avete idea dell’opportunità che sprecate ogni giorno.

Siete a capo di colossi milionari, e questo mi rende felice. Perché trascinerete nel baratro il vecchio, inutile, obsoleto mondo dei colossi obesi e asfittici. Perché decapiterete migliaia di persone che ciecamente e stoltamente hanno pagato uno stipendio certo a fine mese vendendo la loro possibilità di essere padroni del proprio destino.

E se leggendo queste righe vi sentirete offesi, sarà chiaro a quale categoria appartenete.

E se leggendo queste righe vi chiederete il perché di tanto astio, non temete, io non sono arrabbiato. Al massimo infastidito che respirate la mia stessa aria, ma dentro sono sereno: il tempo mostrerà chi ha ragione.

    17 Commenti to “Meritate di Morire con le Tartine in Bocca Mentre Parlate di ROI”

    1. Marco il 20 April, 2010 alle 9:02 pm ha scritto:

      Carissimo Simone,
      condivido il sentimento che hai manifestato in questo tuo post.
      Io ho la tua stessa eta’,le tue stesse passioni,ed ogni giorno si ripresentano le stesse problematiche.
      Io mi sono arreso,questo paese deve ancora capire cosa vuol dire la parola “Innovare” e ,se vogliamo aggiungere qualcosa in più, questo e’ uno Stato per vecchi.
      Che sia il caso di emigrare?
      Da alcuni mesi mi pongo questa domanda.
      Che tristezza…

    2. Simone,

      e’ un messaggio cristallino quello che riporti in queste righe. Come si potrebbe non essere in sintonia con quello che dici?

      Data la mia eta’, non piu’ tenera e forse lontana dalla tua, quelle ali le ho viste spuntare e sono felice che esse si siano trasformate in uno strumento cosi’ potente e accessibile.

      Esiste comunque qualcosa su cui non riesco a fare i conti. Le categorie.

      Perche’, necessariamente, un direttore marketing, un bocconiano, un direttore generale devono essere espressione del “male”?

      Ti concedo il fatto che la maggior parte di coloro che occupano quelle posizioni sono esattamente come tu descrivi, ed anche io sarei ben felice di poterli vedere strozzati dalle tartine ma e’ anche vero che esistono degli illuminati che non si sono fatti normalizzare dall’estratto conto a fine mese.

      Uno dei punti che mi preme sempre fare osservare quando si parla di innovazione e’ il fatto che Internet permette la realizzazione di prodotti e servizi innovativi senza quegli investimenti multimilionari che un tempo erano prerogativa dei dispensatori di tartine assortite.

      Questo e’ un altro valore fondamentale delle rete, secondo la mia opinione.

      Leggo il commento di Marco e mi dico che non ha senso arrendersi, lasciare questo paese a se stesso.

      Forse, come tu hai giustamente sottolineato, e’ il momento di mettere a disposizione il proprio cervello a qualcosa di “di innovativo, folle, radicale e soprattutto: utile per gli altri”. Sono daccordo.

      Dimmi solo quale e’ il passo successivo e sono pronto a seguirti.

      Una sola nota, finale. Non necessariamente tutti gli strumenti sono negativi per la loro stessa natura. Ad esempio il ROI. Se ne abusa, lo si usa come scusa per liquidare gli innovatori, leggi scocciatori e altro ancora. Ti propongo un esercizio. Prova a ripensare al concetto di ROI nell’ottica che hai suggerito tu stesso.

      Quale sarebbe il tuo ROI dopo avere messo a disposizione il tuo cervello per la creazione di qualcosa di utile agli altri? Soddisfazione personale, gratificazione ? Quale che sia la risposta, sono certo che non stai pensando a un qualche tipo di monetizzazione. Ma sarebbe comunque un ROI, ed un grandissimo successo, non necessariamente negativo.

      Purtroppo mi capita spesso di non notare il tuo stesso entusiasmo in tutti quei giovani che vedo passare nella mia azienda. Sinceramente mi sembrano molti di piu’ i normalizzati che gli entusiasti. Che siano gia’ corrotti dall’estratto conto? che sia colpa nostra? Non lo so, ma mi piacerebbe leggere la tua opinione a riguardo.

    3. @Alessandro: penso che in generale ci sia una evidente responsabilità sociale nel fatto che ai giovani è richiesto di non fare i giovani, cioé di irregimentare la forza creativa e potenzialmente distruttiva, in una vita alienante perché senza spazi per sfogare quella forza creando.

      Ma il sistema funziona sui grandi numeri: i giovani lo sono poco (creativi).

      La mia è una provocazione che ha senso se letta in dialettica con il contesto. Il mio ruolo se vuoi da giovane, è proprio quello di mettere in discussione il sistema contribuendo al suo superamento. Non ho ragione io, abbiamo senso e ragione insieme, come parti dialettiche.

      Ed è necessario capire che una parte (l’establishment) non può pensare a ridurre l’altra alle sue ragioni, restando poi in vita.

      La capacità di sognare, provare rabbia, essere entusiasti, rischiare e soprattutto sbagliare è il bene più prezioso dell’essere umano in generale e dei giovani in particolare. Lo stiamo svendendo come fosse inutile o peggio: dannoso. Assorbiamo troppo un modo e un mondo che ci anestetizza. Dico solo che io me ne tiro fuori: passo dalla disobbedienza alla resistenza attiva.

    4. @ Mushin:

    5. Umpf ho postato senza scrivere niente! Stracondivido tutto, per me che mi ritengo ancora alle prime armi sono pensieri che faccio di frequente, dico i discorsi sull’utilità di quello che faccio per gli altri e il ritorno personale (e non penso solo a quello economico).
      Proprio durante il tirocinio di un master all’interno di un grande istituto di ricerca di mercato mi sono trovata a dover argomentare, discutere, convincere delle idee che sembrano folli e troppo “creative”. Per il momento l’ho spuntata, tenendo duro e facendo conto sulle mie risorse di conoscenza e anche una buona dose di faccia tosta.
      E’ uno sporco lavoro ma qualcuno lo deve pur fare e sapere che in realtà diversi coetanei si muovono in quel senso fa piacere.

    6. Io gli tolgierei le tartine

    7. caro Simone
      wow! mi piace quello che hai detto.
      ed io io sono tutto quello
      proprio tutto.

      parlo del niente
      superficiale a mille
      pay per click, social networking e bla bla bla

      con un sogno che non è il mio
      ma io uno non l’avrei
      e sai la cosa più triste
      mi vedo da fuori
      ma non ho compassione per me stessa

      mi dici in concreto 3-4 cose che mi consiglieresti?

      tua A

    8. Mushin il 21 April, 2010 alle 7:39 pm ha scritto:

      @ Aurora:
      Non sono la persona adatta a dare consigli, ed in generale sulle vite (e le scelte) altrui non lo è nessuno.

      Del resto questa espressa nel post è una mia posizione soggettiva. Anche se condivisa non potrebbe essere una visione assoluta: c’é senza dubbio qualcuno che ama fare il direttore marketing così come l’ho descritto io.

      Io ho cambiato approccio sulle mie scelte a partire da alcune esperienze che mi hanno fatto toccare con mano una cosa che tendiamo a sottovalutare: siamo di passaggio. Quindi sapendo solo che devo crepare, come unica certezza, ho deciso di godermi i miei giorni cercando di arrivare a fine giornata soddisfatto di quello che ho vissuto.

      Tutti scendiamo a compromessi, ed è pure bello a volte. Ma ho deciso che devono essere eccezioni, altrimenti mi ritroverei a vivere la maggior parte della vita in una eccezione e quindi sarebbe una vita non mia.

      A partire da questo ragionamento secondo me basterebbe che ognuno di noi si sedesse e pensasse che deve morire domani. Allora si che ti verrebbe immediatamente in mente cosa cambieresti e cosa vuoi davvero fare.

      Per il resto ci sono solo domande (e provocazioni), le risposte è responsabilità di ognuno di noi trovarcele. O meglio fabbricarcele.

      Un abbraccio,

    9. clap clap clap!!!
      Approvo su tutta la linea!!!

    10. mattia il 22 April, 2010 alle 10:40 am ha scritto:

      ciao è la prima volta che ti leggo, provo i tuoi stessi sentimenti!

    11. bella Mush 🙂
      grande
      allora
      se morissi domani
      io vorrei fare un altro giro di giostra su queste belle folli scatole multinazionali

      dove entri che non sei nessuno, da un paesino sperduto come quello da cui arrivo io

      e mi ritrovo a girare pubblicità che vedranno in tutto il mondo

      a parlare mille lingue

      ad approvare nuovi prodotti che saranno nelle case delle persone e magari li troveranno buoni

      non cambierò il mondo..ma forse qualche piccolo piccolo momento..se penso ai biscotti che piaciono molto a me
      mi dico
      ti amo direttore mktg che hai approvato la proposta di quel jr PM che ha sentito colleghi e partner e poi è venuto da te con la sua mktg recommendation dicendoti “io ci credo”

      Mush
      bene o male che sia
      ho capito che questo sogno anche solo per adesso è il mio

      tx
      sempre tua A

    12. Mushin il 22 April, 2010 alle 2:27 pm ha scritto:

      @ Aurora:
      In bocca al lupo.

    13. […] Simone, te l’avevo preannunciata al telefono ed eccola qua: la mia risposta al tuo post di qualche giorno fa, di cui consiglio fortemente la lettura. All’inizio sono stato tentato […]

    14. Grande, che bel post. Grazie.

    15. E’ sempre bello leggerti Simo

      G.

    16. Super. Davvero super.

    17. […] “Meritate di Morire con le Tartine in Bocca Mentre Parlate di ROI”, di […]

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