Potrei citare Gibran. Potrei tirar fuori centinaia di esempi presi in prestito dalla tradizione taoista-zen-buddhista-hindu. Potrei usare fatalismo, uscirmi uno di quei sermoni sul destino-già-scritto, appoggiando la tesi pessimistica (simil-stoica) o quella ottimistica (vedi Coelho).
Eppure, a chi mi chiede il perché delle lacrime, rispondo solo con questa storiella:
Un giorno due uomini passeggiavano, circondati dal verde rigoglioso di un giardino. Uno dei due posò lo sguardo su un bozzolo dal quale per metà una farfalla stava uscendo, al termine di quel lungo processo di trasformazione che la vede morire come bruco e nascere come farfalla. Notando la difficoltà della farfalla nel venir fuori dalla sua gabbia, l’uomo fu mosso a compassione, e si avvicinò per aiutarla a rompere il suo angusto guscio. "Fermo!" gli intimò l’altro uomo, "che intendi fare?".
- Non vedi come si dimena questa povera farfalla? Voglio aiutarla a liberarsi dalla sua prigione.
- Non farlo, o nonostante i tuoi buoni propositi, non farai altro che arrecarle grave danno
Il primo uomo, nell’udire le parole del compagno, restò stupito e chiese spiegazioni
- Vedi, lo sforzo che compie la farfalla per uscire dal bozzolo attiva le ali: finché queste non sono sufficientemente robuste, la farfalla non è in grado di aprirsi un varco sufficientemente ampio per uscire dalla sua prigione. Se tu adesso la aiutassi rompendo da te il bozzolo, ella sarebbe si libera, ma incapace di volare, essendo le sue ali ancora troppo esili e deboli. Il bozzolo è la soglia che deve superare per poter volare via, libera. Se tu fossi quella farfalla, probabilmente vorresti aiuto, ma se lo ottenessi non saresti mai in grado di volare da te.
La difficoltà non è una punizione né una dannazione, è solo uno strumento per poter liberare la farfalla che è in te. (questa non me la sarei potuta sparare senza l’aiuto del vodka-fragola&red-bull di poco fa…). Le lacrime possono insegnare molto oppure essere solo un effluvio inutile. Sta a noi fermarci a metà restando incastrati nel nostro bozzolo personale, bestemmiando ed imprecando convinti di essere vittime di una cospirazione cosmica ai nostri danni (paranoia), e che sforzarsi oltre sia solo tempo sprecato. Oppure sforzare fino all’ultima fibra per uscire dal bozzolo con un grazie nel cuore perché tutto ci prepara a volare liberi nell’aria (una pronoia: una sorta di cospirazione cosmica a nostro favore).
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