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All animals are equal but some animals are more equal than others — George Orwell

L’Arcobaleno Di Che Colore E’?

Scritto da Mushin alle 7:36 pm del 27/07/2008 •

Solitamente non chiedo mai nulla a chi mi legge. Non pongo regole perché questo blog è uno spazio libero dove condivido pensieri. Oggi infrango momentaneamente questa regola, e vi chiedo di leggere tutto questo post, oppure di non leggerlo affatto. Soltanto vi prego di evitare la via di mezzo. E’ solo una storia, ma come tutte le storia se la si legge a metà è peggio che non averla letta.

- L’arcobaleno! – Esclamò Joscha – l’arcobaleno ha cacciato via la pioggia!

Joscha amava l’Arcobaleno e come lui tutti gli abitanti del suo villaggio. Arcobaleno significava che la pioggia era finita, e si poteva di nuovo uscire fuori a giocare. Esattamente come ogni volta, anche quella volta Joscha uscì a salutare la striscia di luce colorata che si stagliava come un sorriso al contrario verso casa sua.

L’Arcobaleno era felice di tutta la gioia che circondava la sua apparizione. Non era molto d’accordo con i bambini lì sotto, perché in fondo a lui la pioggia non era antipatica. Percepiva quello stretto legame che lo univa alla vita della pioggia, come un riflesso non può esistere senza il suo specchio. Ma ecco che come dopo ogni temporale, tutti erano lì festanti a ringraziarlo di essere infine arrivato. L’arcobaleno era già preparato a udire le richieste e le affermazioni più strane, centinaia e centinaia di volte era apparso nella sua storia, e ormai conosceva a memoria tutte le espressioni di gioia degli umani.

Passando inosservata una bambina si stacco da gruppo e a mezza voce chiese all’Arcobaleno una risposta.

- Bambina mia, come ti chiami?

- Miska – rispose la bambina – e voglio sapere una cosa su di te.

- Va bene Miska – replicò benevolo l’Arcobaleno – chiedi pure e io vedrò di soddisfare la tua curiosità.

- Di che colore sei?

- Di che colore sono? Mmmm vediamo… ecco… non saprei…

In tutti i suoi anni nessuno aveva posto all’Arcobaleno una simile domanda. Il povero Arcobaleno chiese alla bambina di attendere, aveva bisogno di pensarci su. Chiese allora a tutti i suoi colori di dargli una mano a rispondere.

- Ma è chiaro – disse subito il rosso – sei rosso. Non vedi?

- Be’ non è vero se ci sono io non può che essere arancione – sopraggiunse il suo vicino.

- E a me dove mi mettete? – disse il verde.

- Sei chiaramente giallo – aggiunse il giallo.

Il povero Arcobaleno era più confuso di prima. Rosso, arancione giallo, verde, azzurro, indaco e violetto vociavano litigiosi senza tregua. Alla fine tutti dovettero convennere che non si poteva dar risposta alla bambina. Ad un tratto il rosso suggerì: – perché non ci mescoliamo tutti insieme? Faremo di tanti un’unico colore, il colore che ne uscirà sarà il colore dell’Arcobaleno.

Tutti ci pensarono un po’ su e alla fine, molto curiosi decisero di provare. La pioggia successiva l’Arcobaleno era molto emozionato. Per la prima volta in tanti anni avrebbe sfoggiato una nuova pelle, e avrebbe saputo di che colore era. Quello che videro gli abitanti del villaggio dopo la pioggia fu un enorme solco scurissimo che attraversava il cielo. Ne ebbero paura più della pioggia, e restarono chiusi nelle loro case, sbigottiti. Grande fu la delusione dell’Arcobaleno nel vedere che nessuno usciva ad accoglierlo. Non era mai successo. Ma la delusione e la tristezza si trasformarono presto in rabbia.

- E’ tutta colpa vostra! – urlò adirato ai suoi colori. Nessuno di voi merita di condividere con me questo cielo.

Fu così che decise di mostrarsi senza i colori. Dalla pioggia successiva sarebbe andato solo. Il suo ingresso nel cielo, dopo la pioggia, fu altezzoso. Ma nessuno se ne accorse. Perché senza i suoi colori l’arcobaleno semplicemente non si vedeva. Gli abitanti del villaggio uscirono di casa, ma vagavano perplessi rovistando il cielo con lo sguardo. L’Arcobaleno ne fu profondamente turbato. Gli sembrò che nulla avesse più senso. Senza i suoi colori era vuoto, ma con i suoi colori non capiva quale era il suo, se ne faceva di tanti uno, il risultato metteva paura. Iniziò a non apparire più. Iniziò ad odiare gli esseri umani e quella bambina che lo aveva reso infelice mettendolo così brutalmente davanti al suo limite. Addossò la colpa del suo stato a Miska e decise che se ne sarebbe stato solo per il resto dei suoi giorni.

Fu in questo stato di profonda costernazione che lo trovò il Sole.

- Cos’hai amico mio? – chiese dunque il Sole all’Arcobaleno.

- Cos’ho? Ho che non so di che colore sono. Se provo ad unire tutti i colori che sono per farne uno, persino io ho paura di me. Se invece li reprimo tutti resto vuoto. La mia vita non ha senso. Vorrei solo essere di un colore. Vorrei essere qualcosa. Come te, che sei giallo o arancio, ma sempre di un colore. Gli uomini non mi apprezzano. E quindi non mi meritano.

- Oh-oh-oh cosa sento mai – rispose il Sole – io di un colore? Mio caro amico, ti appaio di un colore solo perché mi vedi da lontano. Pure io, come te, sono di tanti colori. Se potessi vedermi da vicino, vedresti che sono giallo e arancione, ma anche rosso e violetto. Pure nero qua e la.

- Davvero!? – disse incredulo l’Arcobaleno.

- Certamente. Vedi, nessuno è di un solo colore. Che cosa orribile sarebbe. Lo hai visto tu stesso. Se cerchi di fondere tutto quello che vive in te e ti colori in un’unica omogenea e compatta entità, sarai il primo ad ammutolire di paura.

- Ma se non sono di un colore, cosa sono?

- Sei l’Arcobaleno. Sei tu. E sei tu non perché tu abbia un tuo colore, ma perché tu sei diversi colori in diverse quantità. Sei una specifica armonia di colori, non uno specifico colore. Per questo piaci. Per questo ti amano. Non un colore di più, ma neppure uno di meno. Non un raggio di luce in più né uno di meno. Sei tu. Questo, sei tu. Il fatto che tu abbia il rosso non vuol dire che non ci sia posto per il giallo o per il verde. E’ quando pretendi di volerli mischiare che li perdi tutti. Quando vivi difendendo l’armonia delle tue diversità, vivi con tutti i tuoi colori. Vivi come un’opera d’arte, un capolavoro insomma! Non sono gli uomini a non amarti, sei tu che non ti ami. Se tu ti amassi così come sei, non avresti paura del giudizio degli altri, perché l’amore basta a sé stesso. Se tu ti accettassi con tutti i tuoi colori, scopriresti che forse chi ti sta accanto non chiede altro che di averti così come sei, in tutti i tuoi colori.

- Lo credi davvero? – Chiese un po’ scettico l’Arcobaleno.

- Certamente – continuò il Sole sorridendo comprensivo – vedi, se tu non ti vuoi bene così come sei, penserai sempre che neppure gli altri te ne vogliano. Perché se non puoi volertene tu, come potrebbero gli altri che ti conoscono meno? Penseresti che fingono volontariamente oppure che il loro volerti bene significa solo che non ti conoscono abbastanza. Quindi saresti sempre diffidente ed ostile anche contro chi avanza verso di te con il proprio amore in palmo di mano. Ma se tu ti volessi bene così, non avresti paura di mostrarti. E non avresti paura neppure di provare ad aggiungere nuovi colori a quello che già sei.

L’Arcobaleno rimase stupefatto, non ci aveva mai pensato. Così concentrato nel suo cercare il proprio colore, aveva rischiato di perdere sé stesso. Così concentrato su un solo colore, aveva finito con il dimenticare chi era. Aveva finito con il dare ai suoi colori la colpa della sua infelicità. Voleva essere qualcosa e stava per perdersi quello che era nel tentativo di imitare una vita che non era sua. La sua v
ita era essere di tanti colori. Non di uno. La sua felicità era fatta dell’esistenza armoniosa di tanti colori. Fu come essere svegliato da un brutto sogno, o come scoprire che non aveva ricevuto in regalo un puzzle con una figura senza senso, ma solo che lo aveva assemblato male.

- Grazie, Sole. Mi hai dato una grande lezione. Mi sforzerò di trovare l’armonia dei miei colori per vivere felice.

Così dopo l’ultima pioggia l’Arcobaleno si mostrò agli abitanti del villaggio e si poso proprio vicino Miska dicendo: – Mia cara bambina, voglio rispondere alla tua domanda. Io sono di tanti colori. Non ho un colore. Sono colori. Io sono questo – E così dicendo si allargò come un sorriso su tutto il cielo visibile – Ti ringrazio piccola mia, perché bruciando le mie convinzioni, rigogliose come erba nel mio giardino, mi hai permesso di fare spazio per la fioritura della mia consapevolezza, mi hai regalato un fiore che mi ha fatto conoscere nuove altezze, germogliato nella sofferenza della mia disperazione.

E da allora fu l’arcobaleno più orgoglioso che la terra ricordi. Perché in fondo, è dopo i temporali più brutti che vengono gli arcobaleni più belli.

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2 Commenti to “L’Arcobaleno Di Che Colore E’?”

  1. clara.merella il 4 January, 2010 alle 7:27 pm ha scritto:

    quali sono i colori dell’Arcobaleno che non si vedono?

  2. @ clara.merella:
    Quelli che non vuoi vedere.

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