Ci sono due categorie di giornate di merda: serie A e B.
Quelle di serie B sono come un tizio che ti si para davanti mentre cammini: ti punta contro un bazooka e tu pensi "merda". Sono quelle giornate che il tuo sesto senso riconosce al mattino, quando ti suggerisce di restare a letto.
Le giornate di merda di serie A sono quelle che escono dalla top10 delle peggiori di sempre solo perché lasciano il posto ad una peggiore. Sono come le mine antiuomo, non ti lasciano il tempo di pensare prima di esploderti contro. Riposano per anni, forse decenni, e ti colgono in una mattina come milioni di altre, né bella né brutta, né calda né fredda, una mattina che non aveva ancora preso una piega. Ma queste merdate di serie A hanno la capacità di esplodere nel momento peggiore, ti capita di metterci il piede sopra mentre sei a passeggio con i tuoi sogni più cari.
Ed è allora che ti accorgi che più male del tuo intestino che si srotola per metri intorno a te, più male della tua gamba che ti fissa beffarda dall’alto dell’albero a cui è appesa, più del tuo ex-occhio compresso fra il terreno ed il tuo mozzicone di braccio, il tuo dolore folle proviene dal sapere di essere resposabile dell’aver trascinato nella tua malasorte quello che avevi di più caro e che stringevi follice in mano poco prima.
Le giornate di merda di serie A non te le scordi perché colpiscono quello a cui tieni più di te stesso.
Gli errori capitano, anche se metti impegno nell’evitarli. Solo una cosa è peggiore di non essere perdonati da chi li ha subiti. Non sapersi perdonare.
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