Frenequenziale. Frenesia sequenziale.
Apriamo gli occhi la mattina e siamo bombardati di stimoli. Sulle sinapsi iniziano a viaggiare veloci i pensieri, che portano a desideri, che a volte si esprimono in azioni, coerenti o meno, tentativi di esprimere noi stessi senza neppure sapere precisamente cosa siamo né cosa vogliamo essere.
Cosa sei? Cosa vuoi? Perché sei qui?
Semplici domande, difficili risposte. Forse vivere dovrebbe significare (anche) trovare le risposte.
Ma ecco che invece i nostri giorni sono frenetici: risolvi un paio di problemi, fai il tuo dovere di studente/lavoratore, curi le tue relazioni sociali, procacci cibo e sesso e… è finita la giornata. Poco male, ti dici, ci pensiamo domani. Ma inevitabilmente ogni sera ti accorgi che le giornate sono tutte terribilmente sequenziali.
Il paradosso è che iniziamo a vivere – inconsapevolmente o per necessità – la nostra lista di priorità dalle meno importanti. Quindi frenequenzialmente facciamo cose che ci servono, senza neppure sapere di cosa abbiamo realmente bisogno, perché non c’é il tempo di fermarsi a pensare. Per fortuna a volte piovono persone che sono in grado di svegliarci dal torpore di una vita camminata seguendo strade larghe tracciate da altri passati prima di noi con la stessa inconsapevolezza. E allora ti nasce l’ardire di nuove mete, così terribilmente ignote. E la frenequenzialità diventa solo un vestito che indossi in mezzo agli altri per celare la tua sana follicità, che ti rende felice di correre verso l’ignoto a cavallo di un sogno.
Il mio sogno è rosa maiale, e ci vado contro a cavallo di una vacca.
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