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Si direbbe quasi che lo storicista cerchi di consolarsi per la perdita di un mondo che non cambia attaccandosi a quest’idea: che il mutamento può essere previsto perché è governato da una legge che non cambia — Karl R. Popper

Flusso e Reflusso

Scritto da Mushin alle 1:40 am del 13/10/2007 •
Una notte di vento di pensieri sostenuto che increspa la superficie della mente. Mi ritrovo solo, ancora, ad osservarla. Né gioia né sofferenza, solo un vago senso di inquietudine, un lieve fastidio per qualcosa che sento muoversi dentro, ma che non so ancora cos’è. Non ho fretta perché non ho meta, non ho sogni perché non ho un futuro a cui guardare. Soltanto sono solo.
Una notte di pioggia di desideri muove le onde delle mie emozioni ad infrangersi contro le falesie imperturbabili di un solido presente. Si dice che quando ti recidano un braccio, i primi tempi continui a sentire di averlo, sempre li al suo posto. Io sento che qualcosa è stato tagliato, perché ogni volta che cerco di muovere quello che ho dentro, non succede nulla, come tentare di abbracciare una tazza, come sempre, senza avere più le dita per farlo.
Una notte di neve di dolori sopiti congela la superficie fluida dei ricordi. Sembra finalmente di poterci danzare sopra, quando scopri che quel ghiaccio è ancora troppo sottile per sostenere il peso di un presente che si muove ancora senza direzione, e senza meta vaga finché spintosi troppo oltre non viene inghiottito da quei ricordi che credeva sepolti, tradito dal ghiaccio, troppo sottile.
Una notte di tuono di delusioni scuote il silenzio della notte calata a rendere indistinto tutto, a fare di mille colori uno, a fomentare l’oblio delle forme, dei riferimenti, di luoghi percorsi e dimore abbandonate.
Conati di ricordi passati e capogiri di desideri futuri si sovrappongono.
Una fredda grandinata di paure, scende a minacciare i teneri germogli di un futuro ancora verde, senza forma, che nasce sul terreno concimato con le ceneri di un passato ormai andato.
Si dice che la grandine sia composta da gocce di pioggia che restano troppo a lungo dentro le nuvole. Possano le mie emozioni abbandonarmi subito e volare attraversando il cielo per donare sollievo alla terra, evitando così che restando troppo a lungo dentro di me diventino paure che veloci fendono l’aria per flagellare la terra sotto il loro peso.

E’ solo un’altra notte insonne.
Forse solo una delle tante.
Forse l’ultima.
Senza aurora.

Ma è la mia notte, e non rinuncio a viverla. E nel maelstrom dei miei pensieri, al centro del vortice, dove l’acqua genera momentaneamente il vuoto girando su se stessa, posso guardare me stesso più in profondità, per un attimo.

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