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Lascia colui che ti abbandona, senza voltarti indietro, non onorare colui il cui cuore è lontano da te. L’uccello che si accorge che l’albero non porta frutti ne cerca un altro: perché vasto è il mondo — Jataka

Fallimenti

Scritto da Mushin alle 4:11 pm del 4/02/2008 •

Fallimento è sinonimo di esito negativo, di insuccesso. Eppure trovo che qualcosa di così (ab)usato come il concetto di fallimento, sia incredibilmente sotto-analizzato. L’associazione quasi automatica che l’essere umano sembra quasi naturalmente portato a fare, è fallimento = assenza di risultato.

Fallisco nel momento in cui non raggiungo i miei obiettivi. Non ottengo ciò che voglio.

Eppure quante volte succede che pur non ottenendo quello che vogliamo, ci troviamo fra le mani qualcosa di meglio che neppure avevamo pensato potesse esistere? Forse il concetto di fallimento va rivisto. Forse legarlo agli obiettivi prefissati, significa dimenticare quanto è limitata la nostra razionalità. Forse, è il caso di considerare la concezione di fallimento che la Cina classica ci regala. Falliamo ogni volta che ci blocchiamo. Fallimento non è mancare l’obiettivo, ma paralizzarsi senza continuare ad andare avanti.

Sunzi (o Sun-tzu) era zoppo. Un miserabile zoppo. E’ considerato il più grande stratega della sua epoca, un’epoca in cui la guerra era all’ordine del giorno e gli strateghi erano generali che avevano dimostrato il proprio valore in battaglia, combattendo. Sunzi non poteva combattere, ed era figlio di una società superstiziosa che emarginava gli storpi. Eppure divenne il migliore stratega, comandando persino ai generali.

Ma fece di più: trasformo il suo fallimento, il suo limite a priori (la sua gamba monca) nel suo più grande successo: fece della sua diversità non la sua subnormalità ma la sua sovraumanità. Il suo genio espresso da un corpo indegno lo rese quasi un dio agli occhi di alleati e nemici.

Non bloccandosi difronte ad un assenza di risultato (poter diventare un generale), egli proseguì per la sua strada, non si fermò, e trovò un risultato ben migliore di quello che si era prefissato. In questo senso non esiste fallimento finché esiste movimento, ed il movimento è solo una questione di volontà, avendo come confini oggettivi soltanto la durata della vita.

L’essenza di ogni strategia è trasformare i propri difetti in punti di forza. Riuscire ad andare oltre i propri obietivi mancati richiede: umiltà nel riconoscere il mancato successo, distacco dalla brama di successo, volontà di andare oltre.

Si può dire quindi che falliamo ogni volta che crediamo di aver fallito, bloccandoci. E perdendoci quanto di meraviglioso c’é oltre quel piccolo insignificante obiettivo mancato o successo desiderato.

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3 Commenti to “Fallimenti”

  1. sav87 il 28 November, 2009 alle 5:33 pm ha scritto:

    Guarda, sò rimasto perplesso nel constatare l’assenza pressochè totale di commenti :)
    Mi piace il tuo approccio non-dualistico all’indagine :P
    Gran bel blog, continua così!

  2. sav87 il 28 November, 2009 alle 5:34 pm ha scritto:

    Come non detto per i commenti, ho visto ora la home page, ero rimasto indietro di un anno :P

  3. Mushin il 29 November, 2009 alle 12:51 am ha scritto:

    @ sav87:
    :D Il blog comunque esiste da un bel po’ ormai e qualche lettore ce l’ha ;)
    Il mio approccio non-dualistico deriva dalla mia passione per il tao/taiji e lo zen.

    Grazie a te per i commenti.

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