Ho appena iniziato la penultima materia della mia carriera universitaria, e mi imbatto in questo passo:
"I miei doveri verso gli amici [...] sono, propongo, parzialmente costitutivi del mio rapporto di amicizia. Secondo tale prospettiva i doveri non sono semplicemente strumenti utili per consentirmi di usare modi amicali. Certamente un buon amico non ha bisogno dei suoi doveri di amicizia per essere motivato a prendersi cura dei suoi amici: i doveri di amicizia non dovrebbero fungere da strumenti in tal caso. Piuttosto i doveri sono una parte costitutiva dell’amicizia: un’amicizia non assistita dai principali doveri è un’impossibilità non perché i doveri siano necessari a motivare adeguatamente sentimenti e azioni amicali, ma perché i doveri sono semplicemente parti di ciò che fa di una relazione un’amicizia. Se per impossibile, potessi sentire e compiere gli stessi sentimenti e azioni amicali come un autentico amico, ma senza avere alcun dovere verso il mio amico di fare in tal modo, allora questa non sarebbe autentica amicizia. Possiamo integrare questa posizione osservando che quando ci si domanda se si sia ancora amici di qualcun’altro che non si frequenta da anni, una delle domande che ci si pone è: ho ancora qualche dovere verso questa persona? Se la risposta è no, si può certo concludere che il rapporto con quella persona non è più di amicizia, ciò perché i doveri sono parte di ciò che costituisce l’amicizia" (Rowan Cruft)
Non sono totalmente d’accordo con il ragionamento, che mi sembra tenda verso una deriva tautologica o comunque si incarti sugli scogli delle definizioni formali. Però mi sembra molto suggestiva l’idea che i doveri non siano strumentali alla relazione ma parte integrante di essa. La trovo una posizione calzante non tanto dal punto di vista dell’amicizia, quanto applicata all’amore, soprattutto nella sua forma di relazione stabile ed esclusiva fra due persone. Trovo che i limiti che ci poniamo quando siamo dentro una relazione amorosa stabile non dovrebbero essere strumentali al mantenimento della stabilità (e quindi della relazione stessa), ma espressione del carattere stabile (e quindi dell’esistenza spontanea della relazione stessa).
Quindi un buon test per capire se si tiene a qualcuno davvero è quello di misurare quanto naturale ci venga limitarci alla monogamia. Magari evitando poi di associare l’incapacità ad essere monogami con l’inesistenza del vero amore. Se non riesci a fare i 100 metri in 9,72 secondi non vuol dire necessariamente che sia impossibile. Solo che non sei in grado (di Bolt c’é ne uno…).
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