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Ciò che ci accade è il seme dei giorni futuri — Stella del Mattino

Condivisione

Scritto da Mushin alle 2:21 am del 17/01/2008 •

Condivisione. Con+dividere.

Mi sembra una parola interessante perché riunisce in sé due tendenze antitetiche incarnate nel con (unione) e dividere (separazione). Gibran scrisse "riempia ognuno la coppa dell’altro ma non bevete da una coppa sola". Condivisione, non una unione indifferenziata ma una unione che si realizza attraverso l’equilibrio di due parti autonome eppure indistinguibili.

E’ facile barare sulla condivisione, se essa prescrive l’autonomia pur nell’unione, la tentazione che ho sempre avuto (ed attuato spesso) è quella di ritagliarmi il mio piccolo spazietto di autonomia al riparo dagli occhi della condivisione. Riempire la coppa dell’altro e anche la mia, perché in quanto a beveraggi sono schizzinoso.

Ed ecco che arriva lei, una frase buttata lì in mezzo alle altre, semplice da pronunciare, che contiene in sé il nocciolo della questione: prenditi cura di te come fossi io.

Divido il mondo delle relazioni interpersonali in due categorie soggettuali: chi ama dare e chi ama ricevere (va da sé che è una semplificazione, ma mi pare abbia una sua utilità). Ed ecco che si comprende la portata della frase apparentemente semplice. Se io tengo il baricentro della mia vita vita emozionale sul "ricevere" (mi faccio riempire la coppa) dagli altri, intendo la frase come "prendermi cura di me stesso come se fosse l’altra persona (che mi ama e che amo) a farlo". Viceversa se il mio baricentro è nel "dare" (riempio io le coppe) intenderò "prendermi cura di me stesso come se mi stessi a prendere cura dell’altra persona (che mi ama e che amo)".

Il risultato è esattamente lo stesso: il massimo affetto possibile. Pur aderendo a prospettive diverse, chiunque vede in questa frase la realizzazione del suo desiderio. Perché questa frase è dal significato palindromo: o parto da me per arrivare all’altro o parto dall’altro per arrivare a me, è impossibile notare la differenza, realizzo me seguendo l’altro. Un unico legame che non ti lascia scampo di nascondere te stesso, pur senza annullare la tua autonomia. Due parti autonome, chiaramente distinguibili e peculiari che insieme generano lo stesso senso anche cambiando prospettiva.

Dogen ne farebbe un koan. Io ne faccio un proposito.

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