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Colui che è immortale ed ha il controllo di tutto quel che gli accade mi sembra autocondannato alla noia eterna, perché vive in un mondo senza mistero e sorpresa — Alan W. Watts

Conato

Scritto da Mushin alle 11:34 pm del 27/09/2007 •

Blocco totale. Vorrei parlare di tante, troppe cose che ho accumulato dentro in tre giorni. Ma non riesco.

E’ come se volessero uscire tutte insieme, frettolosamente, dalla spessa apertura.

Mi bombardo di Nesli vecchio tipo, mi spazzolo i neuroni con il dentifricio della razionalità, ma non sembra che il bianco splendente torni. Qui non splende nulla. Solo carie, dentro. Un dolore che non si vede ma si sente. Un malessere strisciante.

Calmati. Come diceva mia madre quando piangendo mi rigavo la faccia. Il punto è che non voglio calmarmi, ma in fondo dentro di me qualcosa continua a sussurrarmi di fare una strage, di distruggere tutto fuori e dentro di me, disinfettando, una chemioterapia che ammazzi tutto, pazienza se nel mezzo ci stanno anche cose buone. Voglio macellare finché anche il sangue non forma più strisce continue.

Non dovrei scriverlo, non dovrei dirlo, non dovrei pensarlo. Perché ferisco qualcuno, indigno qualcun altro, perplimo i più.

Ma è il momento di accettare che la vita è la scuola, ogni spiegazione/interpretazione è un misero doposcuola. Si impara vivendo, non ragionando. E vivere costa più fatica del semplice respirare. E’ il momento in cui me ne fotto dell’impatto che ho sulla gente, è il momento della lotta per la sopravvivenza che lascia poco spazio al buonismo rispettoso. Rispettoso di che? C’é più rispetto nel dichiararsi per quello che si è che nel celarsi dietro a quello che si dovrebbe essere. No, non sono un pessimista catasfrofico e nichilista. Sono il primo degli ottimisti. Perché sto di merda per colpa mia, ma continuo a lottare contro tutto perché neppure per un istante perdo la certezza di un domani migliore. Ottimista, ma non ipocrita. Sto di merda. Ed è stupendo. Perché essere vivi vuol dire stare di merda per quello che ti faceva stare da Dio. E’ il mio modo di onorare quella fetta di me che non c’é più, ma che sempre tale resta. Non fare finta che tutto sia ok.

Fine del conato. Adesso dovrò dare una pulita. Da tempo non ho più assistenti mentre vomito. Si inizia a fare irresistibile il desiderio di infrangere le promesse che incatenano l’anima nera, che scalpita. Un fuoco che divora per fare cenere che concima.

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