Premessa: so di toccare un argomento sensibile per molti, per cui ci tengo a precisare che quanto segue è solo frutto di una mia opinione personale.
Sono rientrato dall’Experia, un centro sociale che ha attivato un’ottima cosa: la palestra popolare. Faccio judo lì a prezzi irrisori, insieme ad i miei amici, non sarà una location a 5 stelle, ma è un ottimo ambiente sportivo (la squadra di lotta è di alto livello), umano e ha un tatami. Tanto mi basta.
Oggi una specie di dimostrazione delle discipline praticate: lotta, judo, pugilato, capoeira. Solo che prima di iniziare discorso di un tale in giubba rossa che chiama tutti compagni e compagne, seguito da logorroico resoconto di tutto quello che un altro centro sociale a palermo vive e organizza.
Io non sono comunista. Del comunismo come pensiero condivido solo la parte (molto dimenticata) della critica allo sviluppo capitalista, non ho mai condiviso il passo successivo cioé le soluzioni implementate. Non frequento l’experia perché sono comunista. Ma lo faccio perché c’é ottima gente sotto il profilo umano, c’é un’ambiente sportivo fatto da persone che realmente amano e vivono lo sport che fanno. Io credo che una palestra popolare sia un’ottima cosa, perché significa sport non business come le centinaia di altre realtà sportive che ho conosciuto. Credo che una palestra popolare sia buona a prescindere che a farla sia uno di destra o di sinistra. Credo, infine, che se si organizza una presentazione della palestra popolare, siano le attività sportive a dover parlare, attraverso la dimostrazione, non un comizio politico.
La sensazione che ho provato stasera è stata uguale a quella che da piccolo vivevo per giocare al pallone all’oratorio o per frequentare gli scout in parrocchia: ti presentano un servizio per te, ma in realtà lo paghi. Lo paghi stando a sentire sermoni o rassegne stampa di fatti senza contraddittorio. La maggior parte delle delle attività sportive organizzate aggratis ha un fine educativo. Quello che si dimentica troppo spesso però è che la metodologia attraverso cui si raggiunge il fine educativo è lo sport stesso. Fare al contrario dello sport un’occasione per il discorso, be’ credo diventi limitante.
E questo è il motivo per cui secondo me i centri sociali falliscono: perché autoselezionano in partenza le persone di un dato spettro politico. Un vero centro sociale (e non politico) dovrebbe essere il più neutro possibile. Ospitare progetti, anche politici, ma non mischiare, costringendo le persone che sono interessate ad altro, ad assistere a comizi. Che tra l’altro non brillano neppure per intelligenza né novità. Senti ripetere slogan e prospettive ormai stantii: e questo mi sembra il grande dramma. Sinistra significava prima continuo moto di rinnovamento. Erano i giovani, l’utopia, il nuovo. Secondo me uno dei motivi per cui hanno perso in questo paese tutto, è che hanno perso questa spinta. Chiamarsi compagni e compagne nel XXI secolo, usare falce e martello che non sono simbolo di un’ideale ma di una dittatura. Mi sembra davvero anacronistico. Così come la tendenza estremista a fare di chi non è d’accordo un automatico affiliato alla destra.
Precisazione finale: non sono neppure anti-comunista (ma anti-dittatura e anti-integralismo si). Secondo me è solo che il vittimismo ("è il mondo ad essere storto") ha chiuso anche le migliori idee dentro una stanza senza aria fresca. Quando si perde il contatto con la realtà, tutto marcisce. Anche le migliori intenzioni. No, non credo che si possa dire che io in fondo sono solo un ospite lì dentro e devo rispettare quello che chi mi ospita mi presenta. Perché questo farebbe dell’Experia non un centro popolare, ma una vera e propria chiesa, che offre servizi per fare proseliti. Una realtà che critica il mondo in cui viviamo dove c’è chi decide e chi subisce senza possibilità di riscatto, diventerebbe ciò che critica se offrisse qualcosa pretendendo un rispetto che più che rispetto è tributo.
Amen.
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