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E’ da stupidi, ignoranti e stolti immaginare che una qualsiasi costituzione anche la più liberale e la più democratica, possa migliorare i rapporti tra lo Stato e il popolo — Michail Bakunin

Bye Bye

Scritto da Mushin alle 10:13 am del 21/11/2008 •

Foto (cc-by): LifeHouseDesign

Fai ciao con la manina. Fai ciao a 18 anni di obbligatorio servizio d’istruzione. Fai ciao ad un vero servizio di distruzione che oltre a rubare gli anni migliori distrugge la capacità di fare. Devasta la capacità di sognare. Divora le potenzialità di essere diversi. Emargina i diversi invece di valorizzare la loro diversità. 

La somma follia di un sistema di istruzione: presentare a tutti la stessa sbobba. Come se non fossimo tutti differenti fra noi in aspirazioni e capacità. Possibilità di scelta e personalizzazione uguale a zero-virgola-qualcosa.

Un sistema che ha ucciso il cervello di tanti, ormai assuefatti ad un modo di pensare costruito dai ridondanti confini dell’istruzione statale. Un sistema che ha ucciso la stima di tanti, ormai convinti che il loro valore come persone venga davvero misurato da 18 anni di numeretti su un pezzo di carta, affibbiati da qualcuno che nel frattempo sta pensando a cosa fare nel fine settimana.

Un sistema subdolo, perché con la sua ridondanza cerca di costringere il cervello ad autodistruggersi. Enorme mole di dati vecchi. Sempre vecchi. Ore passate a studiare qualcosa che non esiste più, in un sistema di regole di giudizio senza senso che cambia ogni 3 anni. Un sistema di distruzione per cui passi anni a scavare buche concettuali per poi ricoprirle. La chiamano formazione. Ti insegnano a scavare buche. Senza porsi il problema di cosa farne nel futuro di un esercito di scavatori di buche né se poi davvero è questo che vuoi.

Una enorme catena di montaggio lunga 18 anni, in cui ognuno bada solo ad attaccare il suo pezzo, in cui nessuno ha la visione d’insieme, in cui niente è costruito per produrre qualcosa ma solo per esercizio fine a sé stesso.

La scuola/università informa, ma niente ha mai tempo e risorse per essere fatto in modo approfondito. La scuola forma, ma gli insegnani non sono spesso all’altezza e i genitori denunciano quei pochi che raddrizzano i figli.

Bye bye. Saluterei agitando la manina, ma questa follia che mi rende ebbro di sé mi ha paralizzato il dito indice che svetta proteso verso il cielo dalla mia mano destra. Fottiti. Non hai avuto il mio cervello. Ho fatto tutto quello che c’era da fare, ho masticato la tua terra in questi 18 anni, ma ho fatto tutto per finta. Neppure per un secondo ho creduto che potessi darmi qualcosa che non fosse piallamento mentale, di fantasia ed aspirazioni.

Tutto quello che sono e che ho lo devo alle persone. A quelle poche che non sono il sistema anche se ci stanno dentro. Le riconosci dalla passione che accende i loro occhi, nonostante vivino fra le rovine di un sistema che li emargina. A quei pochi che in questi 18 anni ho incontrato, che mi hanno fatto crescere come persona, che mi hanno raddrizzato la spina dorsale e fatto venire voglia di arrivare fino in fondo, non per un pezzo di carta, ma per dimostrare che posso essere migliore, che posso fare più del minimo richiesto dal sistema. Sono pochissimi. E sempre meno. Ma ci saranno sempre. E saranno un motivo per non mollare, per cercare di dare il 100% esprimendo sé stessi contro il conformismo inevitabile dell’istruzione di massa. E’ una guerra silenziosa, forse persa, ma che vale la pena di combattere.

Il mio dito medio invece è dedicato a tutto il resto, a questa aberrante macchina senza testa che succhia gli anni migliori, scarica la nostra voglia di fare e di esistere in progetti senza futuro e senza fine, non sa cosa sia a meritocrazia. Una macchina di cui tutti sono ingranaggi in buona fede. Perché hanno smesso di farsi domande.

Io sono libero. All’inizio di nuove battaglie e salite più ripide forse, ma ho messo la parola fine a questi 18 anni di prigionia vissuti con insofferenza a volte malcelata. Non mi avete avuto, non mi avete annichilito, e soprattutto: non vi ho creduto e presi sul serio neppure per un istante.

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