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Coloro che sfidano lo stato, che sfidano la violenza con la violenza, coltivano sempre il desiderio reattivo di diventare ciò che si trovano di fronte

— Wark McKenzie

Bloggers e bloggers

Scritto da Mushin alle 15:10 del 19/05/2007

Ovvero quelli con la "B" maiuscola, e "gli altri". Ogni volta che si parla di blogging, e oserei dire di Internet in generale, sembra quasi di assistere ad una polarizzazione fra "i professionisti" e gli "amatori". I professionisti sono quelli che ti guardano dall’alto in basso, perché loro sono ingegneri o informatici (o entrambi) e tu sei un umanista con velleitaria fame di modernità, loro sono quelli che hanno 1000-5000 contatti al giorno contro i tuoi 7-8, loro sono quelli che parlano di cose utili, che fanno informazione, tu sei quello che scrive solo per sfogare le proprie frustrazioni. Loro fanno blogging per lavoro, anche se non campano mica, tu sei quello che lo fa perché papà ti ha regalato un computer e tu ci giochi. Ovviamente non vale per nulla che loro non siano in grado di utilizzare un vocabolario con un numero maggiore o uguale a 25: ancora una volta sei tu a sbagliare, perché sul web ci vuole immediatezza, la comunicazione sta tutta nella semplicità, tu sei criptico e la gente non ha tempo per i criptici.

Cos’é fare blogging? Esiste un blogging buono e uno cattino? Uno utile e uno inutile?

La cosa divertente è che le stesse persone che hanno fretta di distinguersi dai "bloggettari di MSN", sono le stesse che ti menano il cervello con la rivoluzione di Internet, della libertà di essere, di scrivere, di comunicare senza frontiere e senza limiti di contenuto, perché la rete è un meccanismo virtuoso che premia chi merita senza il bisogno di censurare le bullshits. Eppure sarebbero i primi ad impedirti di usare la parola blogger.

E allora sfatiamo un po’ di luoghi comuni: essere un buon blogger non significa avere 1000 contatti al giorno. Non significa parlare di politica o di informatica e soprattutto non richiede sapere come funziona la commutazione di pacchetto o la fibra ottica: pensare in php non sigifica nulla. Esiste un proprio modo di essere blogger, e la miglior maniera che conosco per fare blogging è coltivare quel modo. Perché di persone ultra-erudite su ogni minuziosa novità del web, che parlano in java e mangiano byte a colazione, né è già piena la rete. Ma un conto è essere degli ottimi grammatici, un conto è essere poeti: esprimere sé stessi così come si è/si vuol farlo, è la vera forza della rete, perché consente quei processi di incrocio e combinazioni fra visioni, conoscenze, modi di essere che è l’humus di ogni vero processo di rivoluzione, a maggior ragione se riguarda la conoscenza e le idee.

Del resto le più grandi e belle consquiste del genere umano, non sono forse nate da errori fortuiti o da visioni emarginate? Attenzione: la distinzione fra accademici e non, è ovunque…

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