Lì dentro. I giorni, passati. Le risa, vissute. Il malessere, sopito. Infine, le nuove esperienze che ti immergono sempre più a fondo, come i cerchi di un albero che crescendo abbraccia sé stesso, seppellendo le cicatrici che ieri erano al vento fuori, dentro.
Forse è inopportuno dirlo, persino pensarlo. Forse è poco dignitoso, persino miserevole. Eppure tanto più alta era la costruzione franata giù tanto più la polvere resta in aria.
Forse non è piacevole continuare a dirlo. Forse i palpiti vissuti, una volta seppelliti, non vanno riesumati. Eppure anche se la realtà dice già tutto, se tacessi mancherei di onestà prima di tutto verso me stesso.
Stolto è pensare di riavere ciò che non ti appartiene più. Stupido è rincorrere qualcosa in virtù di una scarsa probabilità che la speranza non sia vana. Incoerente è desiderare quello che non hai saputo proteggere. Idiota è credere che scrivere cambi qualcosa.
Ma dal basso della stoltezza stupida della mia incoerente idiozia, continuo a non tacere. Non so se quello che ho dentro sia sbagliato, sicuramente è imbarazzante, ingombrante. Tutto quello che posso fare è raccontarlo, tracciare questo lento camminare che per adesso è vagabondare. Perché sono fatto così. Nel bene o nel male, non riesco a chiudere gli occhi e a placare i pensieri.
Se non per immergermi dentro qualcuno che sappia abbracciarmi.
Qualcosa dentro, continua a resistere al distacco. Un giorno si pacificherà. Per adesso, siamo sempre al punto di partenza.
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