In un raro sprazzo di lucidità, mi rendo conto del grosso limite che mi fotte rispetto alle persone che amo. Non riesco a sopportare di sentirmi una parte della loro vita. Nel senso di un segmento. Uno fra i tanti. E quando poi, non ci sono più, ecco che quasi ti trovi davanti una persona diversa, immersa in cose che prima magari erano pure disdegnate.
Questo è normale, perché gli equilibri cambiano dopo un rapporto, oppure è solo una scusa per dire che il rapporto soffocava scelte che invece diventano prassi, dopo? Sinceramente non lo so.
Sento solo quanto mi manca. Non le cose in sé, ma la persona. Non perché sia solo o tema di esserlo. Ma perché ci sono momenti in cui i morsi si fanno sentire. Anche se ormai è chiarito che non si può tornare indietro, perché "meglio la libertà". Era solo questione di tempo? Un’altra domanda che va ad ingrassare il mucchio di quelle senza risposta.
Guardo Miri&Franky, due-cuori-e-una-capanna, due che le difficoltà, molte e grosse, le hanno frantumate, e poi guardo le briciole che mi ho in mano, rapporti che sembravano solidi, frantumati non dall’assenza di sentimento, ma dalle difficoltà, incomunicabilità, desideri repressi, voglia di sentirsi "senza vincoli", mancanza di fiducia.
Dovrei dirmi ancora una volta: "andrà meglio la prossima volta". So che devo solo resistere, reprimendo quei momenti in cui il "ricordo bussa", ma ogni volta mi trovo a dover digerire cose che non mi piacciono – buone o cattive che siano in sé – per poi accorgermi poco a poco, che quelle cose che ho digerito, con malcelata rabbia, mi hanno avvelenato, poco a poco, finché le forze per lottare e costruire mi abbandonano facendomi crollare nel baratro del dubbio e dello sconforto. E qui, mi sono sentito solo, anche quando dall’altra parte la mano era tesa verso di me. Ma in certi momenti, tendere la mano non basta: occorre scendere giù e tirare su quello che si vuole riportare indietro, anche se per i capelli.
Troverò mai qualcuno che mi ami per quello che sono, con i miei chiaroscuri, e non perché sono un punto di riferimento della sua vita, una spalla, un abitudine, un’idea, un’orgoglio?
Vogliamo qualcuno accanto, o vogliamo solo un supporto su cui scaricare le nostre eccedenze affettive – siano esse buoni o cattivi umori?
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