Per la quarta notte di fila dormo solo 4 ore. Mi trovo davanti ad un uomo in camicia e giacca, responsabile del mio prematuro risveglio, che mi elenca tutte le conseguenze (per me) di eventuali problemi creati (non da me), e mi chiedo perché mai continuo ad infrangere la promessa che mi feci quella notte, sotto la grandine, quando giurai a me stesso che avrei pensato sempre e solo a me, fregandomene degli altri ed evitando di accollarmi responsabilità per la collettività.
Ieri sera mi sarebbe stato possibile comprendere la nottata solo se mi fossi premunito assumendo allucinogeni: non si può neppure raccontare. La cosa assurda è che mi hanno offerto troppo da bere, ho bevuto, ma non volevo ubriacarmi, e non l’ho fatto, l’intolleranza da alcol continua, ed è un bene.
Mi resta l’amaro in bocca: mi sento pesante a volte, e non ho modo di sfogare la mia amarezza come ho sempre fatto, perché attorno a me vedo amarezza ancora più grande, che quasi mi si stringe il cuore. Periodo che richiede tutti i neuroni attivi ed in servizio, anche a costo degli straordinari, tanto più che conoscendomi, è in periodi come questo che le persone magiche ti appaiono ancor più magiche, che i momenti belli te li cerchi con bramosia, che devi stare attento a non naufragare in uno sguardo, che non sai neppure cos’é, ma che ti attrae, ti avvolge, e ti ci ritrovi dentro, tutto in un secondo. E non può essere tuo, tu non sei suo, anche se fa capolino l’idea che…
Sento che a volte mi trascino, invece di volare. Sento che la mia tristezza dentro si radica. Sarà solo un momento, una fase, ma adesso c’é questo opprimente senso di solitudine siderale di cui riesco a disfarmi solo per momenti fin troppo brevi, momenti belli che non dipendono da me, ma dalla magnanimità di chi divide con me un po’ del suo prezioso tempo e del suo prezioso cioccolato.
In fondo sono fortunato.
Perché ho imparato a sognare senza smettere di vivere.
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