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L’uomo è fatto in modo che preferisce rimanere fermo, piuttosto che procedere, senza indipendenza, verso una meta che ignora

— Alexis de Tocqueville

Addii, in uno specchio a Madrid

Scritto da Mushin alle 22:46 del 12/02/2016

Non mi sono accorto di quando sei andato via. 

Lo hai fatto in silenzio, anche se la tua voce era sempre un urlo. Lo hai fatto con discrezione tu che riconoscevi un limite solo per attraversarlo furiosamente.

Mi manca quel modo in cui il suono di una guancia percossa da una carezza ti accendeva il battito del cuore. Amavi serrare il pugno, scagliarlo addosso a qualcuno ti illudeva di liberarti da un peso. Non conoscevi la parola «sosta» perché per te la vita era una corsa senza traguardo. Tu volevi solo tenere gli altri indietro, correre per essere in testa non per arrivare primo.

Per molto tempo ho creduto tu fossi la mia sola alternativa. Mi sbagliavo: io volevo essere te.  

Dove sarai adesso?

Ancora in giro, a passo deciso con quell’espressione in viso di chi ha una destinazione ma in realtà vaga senza una ragione.

Ancora la fuori, pronto a sfoderare la lingua per trafiggere uno sguardo impudente. 

Ancora fedele al tuo codice inventato, che prescrive una vita di virtù e privazioni solo per poter rendere più grande l’eccezione e più memorabile l’errore. 

Se chiudo gli occhi posso averti ancora qui, rivivere le nostre avventure. Posso quasi sentire la tua fame che scalcia, posso vedere la paura di chi non è ancora sopravvissuto al primo naufragio di sogni e speranze, posso toccare quella tua impazienza così densa da erigere un muro fra te e gli altri. 

Non so se sei stato una benedizione in quegli anni. Allora facevo ancora confusione fra i giudizi e i desideri. Non importa. Eravamo lì, eravamo soli e insieme nello stesso tempo. Come due galeotti incatenati al medesimo remo, non lo abbiamo scelto ma lo abbiamo accettato. 

Non posso dire che mi manchi. Non posso dire di voler tornare ad allora. So che te ne sei andato per questo: hai sempre vissuto in bianco e nero, dentro la trincea di una fedeltà per partito preso. Hai sempre avuto disgusto per i deboli, quelli che hanno bisogno di una convenienza per sostenere una fede. 

Chissà cosa penseresti dei miei capelli ammorbiditi dalla lunghezza, del mio corpo inflaccidito dal buon cibo, del mio bere per il gusto e non per l’ebbrezza. Forse sarei uno di quelli che giudicavi con un occhiata, sperando che ti dessero l’opportunità di dimostrare quanto poco valessero.

O forse te ne sei andato perché dentro di te avevi capito che in fondo non poteva durare. Sapevi che prima o dopo avremmo smesso di chiederci se dovevamo temere ciò che respirava oltre il muro e avremmo iniziato a chiederci perché esisteva il muro.

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