
Ieri è stata una giornata densa, che mi ha insegnato molto. Ho imparato da 3 persone diverse, 3 cose:
1) Per fare squadra occorre saper mettere da parte la propria prospettiva anche se si è convinti della fondatezza della propria posizione. Esiste altro oltre l’aver ragione. Chi non si mette in gioco abbandonando la propria prospettiva, il proprio mondo per mettersi in gioco dentro il mondo di qualcun altro, abbandonando le proprie sicurezze, non progredisce. Non si apre alla possibilità, al mutamento. Aspetta lì che il tempo eroda le sue certezze come il vento perfora la roccia. Chi si apre alla possibilità usa lo stesso vento per muovere una vela che lo porta verso nuove avventure e nuove opportunità di crescita, fossero anche solo nuovi fallimenti.
2) Volere bene passa anche per il rinunciare. Rinunciare a godere del piacere che una persona è in grado di dare. Rinunciare al piacere e alla sicurezza dell’idea di una vita costruita includendo una persona. Guardare una persona e vederla serena, ma distante ed essere contenti del suo stare bene anche se significa essere esclusi.
3) Seguire il piacere è importante, ma senza reciprocità non c’é sostenibilità. Per andare a cavallo ci vuole un cavaliere ma anche un cavallo. la reciprocità sta nel fare a turno, scambiandosi i ruoli. A dare frustate decidendo la direzione del viaggio ed i suoi tempi, siamo bravi tutti. Alla fine della giornata sono le azioni a produrre effetti, non le intenzioni. Soffrire l’assenza di una persona non equivale a viverne bene la presenza. Ricordate la matrice dell’amodio?
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La lezione 2 è la più difficile (e dolorosa) da imparare.
Già.
Il 2 si chiama “Amore Incondizionato”. Ed è la stessa cosa che non ti fa prendere un aereo per precipitarti lì dove imporresti egoisticamente la tua presenza. O che ti fa lasciare aperta la porta di casa nella ricerca di una soluziona alternativa che porti però più serenità all’altra persona, anche se preferiresti morire piuttosto.
A volte diamo nomi sbagliati alle cose e alle cose che le sottostanno perchè è difficile anche rinunciare alle proprie costruzioni mentali ed essere pronti ad accogliere ciò che la persona intende (ma non solo, perchè è anche pronta a fare).
“Non è necessario vedere per guardare lontano”.