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Il paradosso della conoscenza è che i mezzi della conoscenza devono essere impiegati per comprendere i fenomeni della conoscenza — Alexander Lowen

2007

Scritto da Mushin alle 8:34 pm del 2/01/2007 •

Fotomontaggio di AnDrè

Se c’é una festa a cui tengo, è il capodanno. Se c’é una festa che sento dentro, è la prima alba di un nuovo anno.

Chiamatemi fissato, chiamatemi romantico, ma proprio non riesco a sottrarmi al fascino di una notte che pur essendo uguale a quella che l’ha preceduta e a quella che la seguirà, sta a cavallo fra due anni. D’accordo, la divisione 2006-2007 è convenzionale, la divisione in anni è convenzionale, il calendario è convenzione perché il concetto su cui si basa, lo scorrere del tempo, è la più grande delle convenzioni. Eppure questa convenzione mi attrae: la trovo espressione di un mutare incessante entro cui viviamo, al punto da farne parte: noi mutiamo ogni istante come la realtà che percepiamo intorno a noi, e proprio per questo riusciamo a percepire il mutamento solo nel lungo periodo. Così convenzionalmente abbiamo una data – capodanno – in cui individuiamo sempre convenzionalmente un termine, la maturazione di un mutamento che in realtà ci accompagna, pezzetto per pezzetto, giorno per giorno, senza inizio né fine. Quindi festeggiamo la morte dell’anno vecchio e la nascita del nuovo, ma in realtà nulla muore e nulla nasce: tutto si trasforma.

Sa di Lavoisier, Anassagora, Laozi e milioni di altre tradizioni frullate assieme, ma è qui e ora, è un principio che tocchi con mano, che assaggi con la bocca e odori col naso. Ti si insinua nelle orecchie e cattura il tuo sguardo, in una notte che non è solo sesso, droga, alcol, vomito, ballo, botti, botte e casino. Una notte in cui si celebra convenzionalmente un miracolo che viviamo senza accorgercene giorno per giorno, istante per istante: un mondo che non è mai lo stesso, come "un fiume in cui non si ci può immergere due volte". Tutto muore e nasce ogni istante intorno a noi, quindi la morte e la nascita non esistono, non hanno senso, se non convenzionalmente, proprio come la differenza fra il 31 Dicembre e l’1 Gennaio. Tutto si trasforma, tu ti trasformi, io mi trasformo. Giorno per giorno nulla è uguale pur sembrando tale. Riesci ad immaginare un gioco più bello? Un regalo più grande? Un’emozione più duratura?

Hai commesso torti? Domani sarà tutto diverso, puoi rimediare o pagare. Hai subito torti? Domani sarà tutto diverso, puoi sperare nella libertà o nella vendetta.

Sta solo a noi vivere ogni giorno il nostro capodanno.

Auguri di buon anno a tutti, che possiate preservare lo spirito magico di una notte come le altre, e proprio per questo, speciale.

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