Questo è il blog provvisorio di Mushin. Leggi qui per saperne di più.

Qual è il Valore di un Bacio?

La vita è una cosa incredibile. La cosa che me la rende oggi così irresistibile è la stessa che ho combattuto i miei primi 18 anni: la sua assenza di forma.

Da quando arriviamo cresciamo sotto una pioggia continua. Siamo così assuefatti all’acqua da non rendercene conto. Ogni goccia è una scelta che qualcuno ha fatto per noi o al minimo prima di noi. Ogni goccia è un modello, una prospettiva, una pratica e un valore che esisteva prima di noi e forse esisterà dopo di noi.

Imbevuti di quest’acqua veniamo su, queste scelte di altri vivono nelle nostre vene, sono la linfa che ci ha nutrito. Per questo costruire la felicità è più un’operazione di distruzione. E’ la sapienza di Shiva il Distruttore, è la consapevolezza che nulla si crea ma tutto si trasforma, ogni morte è una nascita.

Hai davanti un blocco di pietra durissima che ti oppone resistenza, hai in mano una serie di cose e le tue scelte sono una costante ricerca dell’equilibrio ottimale che permette ad ogni cosa di trovare il suo posto: il martello batte lo scalpello e non viceversa. Lo scalpello ha un verso di utilizzo. La voglia di violenza e la tua fame di distruzione sono energia che distruggendo, crea: è il miracolo del respiro in cui vivono indissolubilmente gli opposti.

La mia opera d’arte dipende infine solo da me e per modellarla ho bisogno tanto dell’errore e della violenza quando della comprensione e della carezza.

Il segreto che ho trovato dietro molti tagli e un’infinità di dita pestate, dolore e frustrazione, è che la vita non si esaurisce nell’opera d’arte. L’opera che emerge ad ogni colpo di scalpello è solo un modo per collegare e dare un senso ai colpi, ai fiati, al sudore che esprimi. Ogni gesto ha in sé il suo senso, non nel risultato che produce. Ogni istante vive in un tutto che muore, una convergenza di una moltitudine di incastri che lo rende unico al punto da darti una certezza assoluta: non tornerà più.

La mia armonia è vivere ogni cosa in quanto tale, cercando di non forzare la sua natura in un disegno ma facendo del mio disegno una linea. Che possa imprimere il mio senso agli infiniti puntini che sono tutte le cose, persone, esperienze che non ho deciso di vivere.

La statua non la scolpisco neppure io: ne sono parte tanto quanto il martello governato dal mio polso. E dentro questo tutto, fatto di infinite combinazioni, io posso trovare la mia felicità, la mia armonia ed il mio senso. Senza limitazioni, se accetto di osservare e vivere le cose come parte di esse anziché come artefice. Non sono la mente che muove il braccio, sono la mente e il braccio.

Qual è il valore di un bacio dato per esprimere un bacio? Se togli il motivo, il passato, il desiderio di possedere, l’inconscia volontà di catturarlo dentro un’aspettativa, cosa resta? Io cerco la mia risposta senza pregiudizio, aperto all’errore, all’incoerenza e alla critica. In questo è la mia libertà. Per questo non mi importa di essere capito.

Per questo indipendentemente da quello che sarà il prodotto, non potrò che essere infinitamente grato alla tua superficie per ogni unico momento che il mio dito l’ha vestita. Con gesti sempre uguali ma dal sapore ogni volta diverso, come gli istanti, gli attimi e l’universo intero.

Sempre io e sempre tu, eppure sempre un primo sguardo. Se solo invece di forzare le emozioni al senso, costruissimo il senso attorno alle emozioni.

2010

Tanti auguri di buon anno.

Inizio dalla parte scontata perché è più semplice.

In realtà questo post doveva essere nell’idea originaria il titolo di coda del mio 2009, una summa poco teologia e molto pratica come se ne dovrebbero fare in questo momento così magico che è Capodanno. Magico come l’istante in cui l’inspirazione diventa espirazione ed il miracolo del respiro si ripete.

Il mio bilancio mi soddisfa. Ho vissuto pienamente alti e bassi, e come un surfista sulle sue onde, me la sono giocata e mi sono divertito, fra cadute ed onde memorabili. Continua a leggere…

Mushininja – Perché Ho Messo la mia Katana al Servizio dei Ninja

Mushin Ninja

Una delle cose meravigliose di lavorare nei social media è la possibilità di incontrare tante persone, persone interessanti che poi diventano amici interessanti. Persone con cui crei legami importanti.

In India credono che le persone che incontriamo durante la nostra vita siano persone che abbiamo già incontrato in quelle passate, amici cari forse erano fratelli, amanti, nemici o parenti di vite passate. Non so se è così, ma mi sono sempre lasciato affascinare da questa ipotesi di spiegare l’alchimia quasi istantanea che si crea fra persone che non si conoscevano, che si sono incontrate per caso, e che si sono incastrate perfettamente, come parti di un insieme non rotto, ma ad incastro.

Mi è successo incontrando i Ninja, a cui mi lega una comunione di valori oltre che una lapalissiana comunanza semantica relativa ai nomi che ci siamo scelti.

Ho accettato di mettere la katana della mia mente al sevizio dei Ninja e mi sono unito al clan. Continua a leggere…

25

25 anni

Ieri è stata la milestone del quarto di secolo trascorso in mia compagnia quasi ininterrottamente, togliendo il sonno e i comi etilici.

Chi mi conosce sa che le vere due feste dell’anno per me sono Ferragosto e Capodanno, quest’ultima perché è un momento magico in cui però sei sempre naturalmente spinto a fare un bilancio. Anche il compleanno ti costringe in qualche modo a fermarti a pensare, a percepire il tempo che passa, e a contare i cerchi attorno al cuore e alla mente che sono strati di te sovrapposti.

Il mio personale bilancio di quest’anno lo trovo sorprendente: ho imparato tantissimo. Continua a leggere…

Un Miraggio Essere Potrebbe.

miraggio

Quando si giudicano le cose si può essere in torto o avere ragione. Ma quando si giudica sé stessi le cose sono a volte complicate, perché sei parte del problema che vuoi risolvere.

Se più che di problemi parliamo poi di bisogni, ecco che il casino raggiunge il suo acme. Insomma: pensi di volere una cosa, ma non capisci se è davvero una questione di volere quella cosa, o piuttosto il fatto che quella cosa placherebbe (e anche qui è solo supposizione) un tuo bisogno? Continua a leggere…

La Povertà dei Social Media: Meno Nativi Digitali e più Intellettuali?

Lo Spunto: un intellettuale e un fotografo

Stasera sono stato al Fotografica 09 un evento organizzato da Canon. Al Forma di Milano c’é stato un ottimo incontro con un mio conterraneo dell’ovest: Ferdinando Scianna.

Ascoltandolo ho percepito lo scarto fra un intellettuale e un fotografo. Un intellettuale è uno che parte dalla fotografia come linguaggio per interrogarsi non soltanto sulla realtà che racconta o sul suo modo di raccontarla, ma anche sul suo personale punto di vista. Di più: le conslusioni che trae da questa sua ricerca personale non sono nulla senza uno sforzo consapevole volto a condividere questa ricerca con chi si confronta con lo stesso linguaggio.

Questo concetto secondo me è esportabile su qualsiasi situazione di comunicazione. La fotografia è un linguaggio che ha una storia adesso importante, e nel corso di questa storia ha prodotto menti che – come Scianna – hanno trasceso i confini soggettivi della ricerca personale di un senso alle cose, arrivando ad avere una funzione sociale ed intellettuale che travalica anche i confini iniziali stessi della ricerca (in questo caso la fotografia). Continua a leggere…

Cosa Fare per Evitare la Sofferenza? Abbracciarsela Stretta.

393879108 fd20c73825 Cosa Fare per Evitare la Sofferenza? Abbracciarsela Stretta.

Una metafora che ho usato altre volte per spiegare la mia idea di amore è quella del fiore. Mi resi conto in passato di come io interpretassi l’amore per una persona come fosse un fiore: fragile, andava protetto, colorato, era sempre accarezzato con lo sguardo, tenero, andava nutrito e curato, profumato, non doveva mai stai lontano dal dalle mie nari.

Lo curavo come se dovesse vivere in eterno, lo vivevo come se fosse stato creato per me. Il mio amore.

Ho perso molti fiori in questo modo, ed ogni volta mi sono sentito profondamente sbagliato. Mi rimproveravo di aver fallito, di aver sbagliato tutto, di non aver fatto abbastanza. Ho pianto, perché rivolevo indietro il mio fiore. Ho sofferto, perché se lui era appassito allora avevo perso il mio tempo. Continua a leggere…

Il Passato e la Macchina del Tempo

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Hai mai sognato di viaggiare nel tempo? Di avere una macchina del tempo personale? Come sarebbe?

Il sogno dell’uomo sembra essere quello di piegare il tempo: tornare indietro sapendo cosa succederà è un’altro modo di prevedere il futuro, è un altro modo di cercare di barare, di eliminare le difficoltà che inevitabilmente dobbiamo affrontare e che spesso ci battono. E’ un modo per arrivare ad un risultato senza capire che ciò che conta è il processo non l’output.

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Sono Incredibilmente Ricco

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Oggi non sono riuscito a concludere molto. Ci sono momenti che non riesci a fare nulla e anche non fare nulla ti risulta insopportabile. Prendendomi un giorno di pausa mentale, mi sono buttato su Flickr a navigare in mezzo a 4 anni di foto.

Una delle cose che i social media di permettono di fare è creare un’enorme archivio di momenti vissuti.

Riguardando foto passate non posso che constatare due cose: la prima è che pochissime di quelle persone fanno ancora parte della mia vita ora, e che moltissime di quelle coppie non sono più tali. La seconda, più importante, è che ognuno di quei momenti mi ha riempito. Ho avuto finora una vita sorprendentemente fortunata e felice. E mi sento ricco. Di una ricchezza che i soldi sono carta straccia.

La gioia di ieri è il vento in poppa di oggi.

Quando la Precarietà è la Norma: Volteggiare

altalena

Una volta ho parlato con un trapezista, sono sempre stato affascinato dalla loro capacità di essere dinamici in una situazione dove la precarietà di equilibrio è la norma anziché l’eccezione.

Lui mi disse che la bravura del trapezista non sta in quello che sa fare, ma in quello che sa non fare. Continua a leggere…