Quando si giudicano le cose si può essere in torto o avere ragione. Ma quando si giudica sé stessi le cose sono a volte complicate, perché sei parte del problema che vuoi risolvere.
Se più che di problemi parliamo poi di bisogni, ecco che il casino raggiunge il suo acme. Insomma: pensi di volere una cosa, ma non capisci se è davvero una questione di volere quella cosa, o piuttosto il fatto che quella cosa placherebbe (e anche qui è solo supposizione) un tuo bisogno?
Più chiaramente: vuoi quella cosa in sé o vuoi solo tappare un vuoto?
Non è così facile discernere: è come avere fame, se ne hai tanta qualsiasi cosa di commestibile che ti capita a tiro appare buonissima ai tuoi occhi, semplicemente perché rappresenta la promessa della soddisfazione. Quindi se già al solo pensiero di averla stai bene, il tuo stare bene dipenderà dalla cosa cosa in sé, oppure dal fatto che la tua mente desiderando l’acqua mentre sei nel deserto, ti fa vedere oasi che sono solo miraggi?
I miraggi sono per definizione indistinguibili dalla realtà finché non decidi di tuffartici dentro.
Non capisco se mi trovo davanti un miraggio o un’oasi, vorrei evitare che la sete decida per me e soprattutto vorrei evitare di fare scelte azzardate. Non perché ho paura, ma perché mi scoccia l’idea di trovarmi a nuotare nella sabbia.
Ma mi conosco, e so che è davvero difficile per me non tuffarmi a capofitto dentro il possibile miraggio per scoprire…
Intanto ho passato un bel momento che sembrava autentico, e questo era fottutamente reale
Nessun pensiero simile
Certe cose ad un’età matura le capisci subito, come sai bene che se hai un certo tipo di dubbio (bisogno?) allora.. non è.
Tuttavia a volte l’esperienza si differenzia con l’inesperienza non perché non fai più errori (e non mangi più sabbia) ma perché li (ri)fai con più consapevolezza (e ti ci tuffi di proposito). La vera differenza col passato quindi, è che a volte l’esperienza ti rende più pronto a sfidare il miraggio e anche te stesso, alla ricerca di un qualcosa che non fa parte della tua consapevolezza/esperienza passata.. ma che (forse) speri possa smentirti.
Tuffati.
Il tempo ti darà ragione.. o meno. Nel frattempo.. vivi (e fertilizzi).
Ma si, io mi butto sempre. A prescindere dall’età
Anche perché chi non risica non rosica.
Ciao,
Emanuele
Capito sul tuo blog perché è il tuo compleanno… e vado a leggere qualcosa che parla a me di quello che sto vivendo ora. Forse, o forse no.
Del resto, siamo sicuri che si possa sempre stabilire a priori la differenza tra un’oasi e un miraggio? E se la realtà fosse la sovrapposizione di un’oasi e di un miraggio che sarà il tuo comportamento, e il tuo tuffarti, a trasformare nell’uno o nell’altro, un po’ come il famoso gatto di Schroedinger che è vivo e morto assieme finché non lo si controlla?
In altre parole, forse tuffandoti smentirai i tuoi dubbi. E te lo auguro.
Parecchio tempo fa pensavo (sbagliando) che fosse tipico della Bibbia il riuscire a parlare a ognuno di noi della nostra vita. Poi ho avuto la stessa esperienza leggendo altri testi, e anche oggi, e ho realizzato che quella profondità non è esclusiva della Bibbia.
Nonostante ciò, tale profondità è ammirevole: i miei complimenti.
Ciao!
Paolo
@ Blaisorblade:
Grazie per gli auguri.
Forse più che i libri, è la vita e la realtà, che sono in grado di raccontarci qualcosa. I libri in fondo sono solo un racconto di racconto.
E sempre forse, il punto è che quello che ci viene sussurrato lo cogliamo solo se abbiamo l’orecchio aperto.
Magari nulla insegna niente, è solo uno specchio che ci aiuta nel difficile compito di prendere consapevolezza di quello che siamo e di dove vogliamo andare
Grazie del passaggio.