“In più di un caso il cittadino culturale del futuro mi è stato descritto addirittura come un individuo che farà i propri acquisti nella grande distribuzione, in una sorta di «supermercato» mondiale della cultura, passando da un reparto all’altro, scegliendo liberamente i prodotti esposti e riponendoli nel proprio carrello… Tuttavia l’immagine è ingannevole perché le nozioni e le rappresentazioni culturali non si lasciano dissociare dal contesto per essere allineate l’una accanto all’altra nel reparto del «razionalismo», dell’«edonismo» o della «salvezza» (un pizzico di zen, un pizzico di epicureismo, un po’ di teologia negativa, un po’ di…, e comporrete la felicità direttamente a casa vostra). Come non rendersi conto che questi reparti sono stati costruiti dalle sole categorie della ragione europea? Che è stata la cultura occidentale – ormai diventata globale – a idearne le confezioni, la disposizione e persino le etichette, e a mettere in piedi questo grande magazzino diventato gran bazar – allestito, come oramai è consuetudine, con i percorsi del consumo già tracciati.”
Da François Jullien, L’universale e il comune. Il dialogo tra culture – Laterza.
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