Una volta ho parlato con un trapezista, sono sempre stato affascinato dalla loro capacità di essere dinamici in una situazione dove la precarietà di equilibrio è la norma anziché l’eccezione.
Lui mi disse che la bravura del trapezista non sta in quello che sa fare, ma in quello che sa non fare.
Quando sei lassù hai il vuoto intorno, ed un piccolo bastone sorretto da una corda è tutto quello che di solido trovi. Un po’ poco. Il segreto, mi disse, è non fissare il vuoto, non farsi risucchiare dal nulla che hai intorno, navigarci dentro ogni momento ma non diventarne mai parte. E non fermarsi mai: volteggiare lentamente o follemente, ma sempre muoversi.
Un bravo trapezista non fissa il vuoto e non smette mai di volteggiare.
Se in questo momento ho perso l’equilibrio sul mio trapezio è perché ho violato la prima regola, e ho fissato il vuoto.
Per fortuna avevo ancora un piede agganciato al mio trapezio.
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