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Dio giudica l’albero dai frutti, non dalle radici — Proverbio Arabo

Puttane e Fedifraghi

Scritto da Mushin alle 2:31 am del 20/08/2011 •

Come ho più volte scritto in passato sono un grande fan delle discussioni sull’utilità marginale. Perché credo fermamente che spieghino la grande maggioranza dei comportamenti umani, soprattutto quelli più paradossali.

Secondo questa teoria economica l’essere razionale non ha a che fare solo con il perseguire l’ottimizzazione dell’utilità assoluta (o la minimizzazione del danno) ma anche con la massimizzazione dell’utilità marginale, cioè dell’incremento dell’utilità. L’esempio arcinoto è quello dell’aria e del diamante: la prima è utile in senso assoluto. Il secondo è superfluo (rispetto alla sopravvivenza). Ma dal punto di vista dell’incremento di utilità la prima offre un incremento piccolo (è abbondante) il secondo essendo scarso (raro) offre un incremento notevole. Da cui la differenza di prezzo.

Ho visto tante persone avere molto e dare quel molto per scontato. Acquisito. Abbondante. Un indispensabile diventato superfluo perché una volta acquisito è meno appetibile di ciò che non abbiamo ancora. La trappola dell’utilità marginale. La chiamo trappola perché è facilmente verificabile come questa condotta generi un loop: appagato (incremento di piacere 0), orienti il tuo appetito verso qualcosa di nuovo (che non hai e quindi ha un incremento di piacere maggiore di zero), ma una volta acquisito anche qui l’incremento di piacere tenderà a zero. E così via. All’infinito. Tralasciando tendenzialmente ogni considerazione circa l’utilità (piacere) in assoluto. Cioè il beneficio globale (rendita media).

Forse l’uomo non è fatto per la media. Del resto accetta l’onere di una scommessa all-in solo per sentire il prurito seducente del rischio. Uno sguardo nuovo che ti desidera vale più i tutti quelli che hai già appagato. Le labbra a cui non ti sei mai unito tentano più di quelle su cui ti sdrai ogni notte.

Ci sono i furbi: quelli che leggono in questa ambivalenza la necessità di essere ambivalenti, che vestono di consapevole sfida l’incoerenza o che almeno non pretendono di convincere gli altri e se stessi di balle ripulisci coscienza. E poi ci sono i fessi: quelli che pensano di avere le idee chiare, ma non si conoscono e sono vittima di appetiti non appagati che li portano sempre sul limite della contraddizione, ma sempre con una giustificazione, prima che per gli altri per se stessi. Anche per i repentini sconfinamenti. I ligi, quelli che non sembra soffrano del problema, esistano pure. Ma li conosco poco: mi risultano così noiosi che investo poco tempo nella loro compagnia.

La vita è un mercato. Ognuno ha una sua idea di buon affare. Inevitabilmente modellata sulle cantonate. Adoro chi investe nel superfluo. A patto che sappia cosa sta facendo. Perché puoi anche spendere tanti soldi per un diamante ma se credi davvero che ti possa riempire i polmoni quando finisce l’aria allora è meglio che al mercato tu vada in compagnia1.

  1. Ovviamente la metafora del diamante e dell’aria non può applicarsi liberamente alle persone che – come dovrebbe sapere qualsiasi essere umano sopra i quattro anni – sono da maneggiare con cura. Infatti alcuni potrebbero erroneamente derivare dal ragionamento sopra che esistono persone-diamante e persone-aria. E questo in effetti potrebbe non essere così distante dalla realtà. Però mentre puoi acquistare tutti i diamanti che vuoi senza che il tuo rapporto con l’aria ne risenta, ciò non sembra vero con il discorso delle persone-diamante e persone-aria. Sembra essere un gioco a somma zero. Anche ricorrendo allo stratagemma delle qualità distinte (diamante e aria non sono in competizione perché qualitativamente differenti) nella pratica il tempo è limitato. E quindi comunque ci costringe a stilare un ordine di priorità. E quindi a scegliere. Del resto il limite della metafora è proprio qui: puoi godere del diamante anche mentre respiri l’aria. Perché l’aria è così abbondante da non lasciarti praticamente quasi mai. Con le persone nessuno che io conosca è riuscito a riprodurre con successo lo stesso fenomeno. Per usare un’altra metafora si tratta di avere in tasca un budget finito. E quindi essere costretti a scegliere. E’ come se mettessero un prezzo all’aria. Per quanto basso possa essere è comprensibile che tu spenda ogni singola monetina per comprare aria. Senza pensare minimamente al diamante. Il tempo è poi come comprare a cambiali: prendi supponendo di poter riuscire a pagare tutto. Ma non puoi mai sapere cosa succederà. Motivo in più per iniziare dalle cose (persone) più importanti. E spesso è lì che ti fermi, non perché non ti piacciono i diamanti, ma perché se hai soldi solo per tre gelati e non puoi vivere senza cioccolato, li acquisterai tutti e tre al cioccolato. Se hai delle persone-aria, non ne puoi fare a meno. Mai. Altrimenti semplicemente non è una persona-aria. In definitiva: se vuoi applicare il discorso alle persone, assicurati di attribuire a ciascuno un prezzo e chiediti quanto ne vuoi comprare di ognuno. Ma soprattutto: chiediti cosa succede se hai l’ultimo centesimo in tasca. Cosa compri? Scoprirai che i business che funzionano sono costruiti su necessariamente su un elemento abbondante (e spesso gratis). Che serve a generare il surplus con cui compri tutto il resto. Così come spesso il fedifrago di maggior successo non è mai single. Ma ha tanta aria ad aspettarlo. A casa. []

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2 Commenti to “Puttane e Fedifraghi”

  1. Il tuo blog è decisamente la scoperta del giorno.

  2. Mushin il 17 January, 2012 alle 12:46 am ha scritto:

    Grazie.

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