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Per una meditazione tranquilla non occorre recarsi presso i monti e i torrenti. Se i pensieri sono acquietati, lo stesso fuoco è freddo e rinfrescante

— Kwaisen

Prototipi

Scritto da Mushin alle 16:17 del 26/12/2010

Una formica può volare?

Cosa c’é di così sconvolgente nel pensiero che il destino di ciascuno di noi sia abbozzato nei nostri geni? Che quello che siamo, le risposte che diamo, le strade che prendiamo dipendano dalla forma che abbiamo.

Ma se anche così fosse non sappiamo nulla di noi. Partiamo da una totale inconsapevolezza. E acquistiamo consapevolezza solo vivendo. Agendo. Sbagliando. Un po’ come il faro della bici che illumina solo se ti muovi. E in questo movimento impariamo che forma abbiamo, ma contemporaneamente la modifichiamo, perché siamo esposti ai fallimenti e ai desideri. E’ lo stato di proto-tipo. Sul prototipo agisci continuamente per migliorarlo, perché sarà l’elemento su cui produci la serie. Siamo abituati a pensarlo come una prova, una sorta di stato ibrido fra il nulla e la perfezione, un equilibrio sub-ottimale.

E invece un proto-tipo non viene mai finito: è sempre in fieri. E’ sempre alla ricerca di sé stesso. Ha la sua identità riconoscibile ma può essere nuovo ogni giorno. Diventa proto nel senso originario del termine: è il primo. Primo non perché migliore degli altri. Primo perché è nuovo. E’ diverso e unico. Forse dopo ne verranno altri simili. Ma la prima alba è sorta per lui. Non è una versione incompleta di qualcos’altro. E’ sempre sé stesso ed è incompleto solo perché sta diventato sé stesso. Non è una tautologia, ma più autopoiesi. Il prototipo è il primo ad affondare l’impronta sulla nevicata immacolata.

Alla formica in sorte è negato il volo. E anche all’uomo.

Ma l’uomo non accettando il suo destino si è fabbricato ali, polmoni d’acciaio e ruote, per andare lontano. Per capire di più di sé. E della sua forma. E solo questo divieto della natura, questo costante e frustante scoraggiarlo, ne ha temprato carattere e sogni, portandolo lontano. Gli aristoi non sono tali per nascita, ma per cittadinanza. Non sono quelli che hanno scampato la rupe alla nascita. Sono quelli buttati giù dalla rupe e risaliti centimetro dopo centimetro, unghia spezzata su unghia spezzata. Gli aristoi sono quelli che si oppongono agli ostacoli, anche se non sanno ancora dove questo li porterà. Sono Prototipi. Si muovono e si muoveranno sempre, perché sanno che l’importante non è la meta ma il viaggio. E sanno essere grati all’odio, edificando cattedrali con i sassi che vengono loro tirati.

I prototipi hanno una forma, che è il loro destino. Ma è una forma che non esclude altre forme. E’ una barca che se non c’é vento viaggia a remi. Ma viaggia sempre.

Forse il destino di tutti noi è scritto. Ma se è così per i prototipi ne esiste più d’uno.

Auguro ai prototipi di non raggiungere mai una forma definitiva. Ma anche di non rifiutare di assumerne una. Auguro ai prototipi di non smarrire mai la passione per questo gioco e la fame di nuove frontiere da conquistare.

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