Insonnia. Perché?
Il perché è la domanda più insidiosa di tutte. Quando inizi con un perché sai sempre da dove parti, ma non sai mai dove arrivi. Non esiste un “perché?” isolato, spesso “perché?” è solo preludio ad un altro “perché?”. Ognuno di questi perché è come una badilata: separa la nuda superficie delle cose dove gli arbusti mostrano rami aggraziati e colorati petali, dalla buia e umida cavità dove solide le radici nutrono quei rami e petali con gli scarti del mondo.
Tutto quello che muore va alla terra, tutto quello che cresce viene dalla terra. La superficie è un confine che separa ciò che vuole essere da ciò che è. La superficie è un muro che trattiene ciò che non è fatto per essere visto da ciò che o è.
Eppure nessun petalo, per quanto bello, vive senza radici. Nessun ramo s’illuminerebbe del calore del sole, se non vi fosse una radice al buio dell’umida terra. La differenza sta che entrambi si allungano e si accrescono nell’elemento che amano.
Un perché attacca quella superficie, punta alle radici, vuole la sostanza delle cose. Eppure, se anche riuscisse ad avere ragione delle radici, non avrebbe placato la sete che l’ha mosso. Avrebbe solo ucciso la pianta.
Per osservare le radici devi separarle dalla terra a cui sono avvinghiate. Se le dividi dalla terra, non sono più radici, ma morti prolungamenti inutili.
Il modo di capire deve essere un altro. E a me non riesce di dormire.
Ci chiediamo tanti perchè… perchè non ci accontentiamo delle risposte sul come…