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Scelgo gli amici per la loro bellezza, i conoscenti per il loro buon carattere e i nemici per la loro intelligenza — Oscar Wilde

Perché mi sento liberale e coerentemente a ciò avrei personalmente staccato la spina ad Eluana.

Scritto da Mushin alle 4:48 am del 12/02/2009 •

Il problema di questi tempi, soprattutto in questo paese, non è che le vecchie risposte non funzionano più. Il problema non sta nel fatto che non abbiamo soluzione ai problemi di oggi. Il problema, analogo a quello affrontato da Confucio nella sua vita, e tipico di ogni epoca/contesto di decadenza, è che si è smarrito il contatto con la realtà.

Il problema è che utilizziamo vecchi nomi per intendere cose nuove. A cui associamo soluzioni antiche, che non funzionano non perché siano sbagliate ma perché solo la superficie dei nomi è rimasta apparentemente inalterata, ma la sostanza delle cose è cambiata davvero.

Così a livello collettivo chiamiamo ancora “democrazia” qualcosa che con un popolo non ha nulla a che fare. Un modo di prendere decisioni che formalmente si basa sulla partecipazione del popolo, per il popolo, ma che nella pratica coinvolge e riguarda meno della metà della popolazione che vive stabilmente su un territorio soggetto alle regole prodotte dalla democrazia.

Chiamiamo “informazione” un flusso altamente omogeneo e filtrato di dati, quasi privo di contraddittorio, come se l’informazione fosse un oggetto e non un processo dialettico che si nutre di pluralismo delle fonti e che non può quindi prescindere dall’individuale senso critico.

Chiamiamo “capitalismo” una forma di parassitismo economico di coloro che non accettano il verdetto del mercato che però in concorrenza producono efficienza, e pretendono di restare in vita utilizzando le loro risorse per forzare di notte quelle stesse regole che poi invocano come sacre quando a soccombere è qualcun altro.

Chiamiamo “comunismo” un modo di fare politica per lo Stato e dentro lo Stato.

Definiamo infine “liberale”, il sopruso sulla altrui libertà di scelta.

Ma la cosa che mi sconcerta di più è il pressapochismo con cui la parola libertà viene usata dalle persone. “libertà di scelta”, “coerenza”, “valori” sono termini densi di storia e sangue, che vengono utilizzati oggi in modo aberrante.

I pochi amanti della libertà ancora in vita sono costretti a vivere in un mondo dove la libertà è un pretesto per opprimere, schiacciare e privare. Chi ama la libertà non ama solo la propria. Il massimo della mia libertà è ridurre tutti in schiavitù. Ma se anche realizzassi ciò, non avrei reso questo mondo libero, e neppure me stesso. Ma avrei fatto di me il mondo schiavo e anche me stesso!

Amare la libertà di scelta significa essere disposti a rinunciare ad un po’ della mia libertà per gli altri, quel tanto che basta per rendere tutti egualmente liberi. Al di fuori di questo non c’é libertà. C’é solo difesa della propria libertà, ma la libertà non si accumula e non si conserva, la libertà è un valore che esiste solo se esercitato. Un paese libero o una persona libera si riconoscono da quanta libertà esercitano, non da quanta ne accumulano nelle loro carte o discorsi. Ed esercitare la libertà non significa fare ciò che ci pare e neppure fare ciò che riteniamo giusto. Significa esprimere sé stessi senza operare altra costrizione all’infuori di quella che ci impedisce di diminuire la libertà di scelta di chi subisce le nostre azioni.

Essere liberali significa partire dall’attenzione verso chi subisce le nostre scelte, affinché non limitiamo la sua stessa possibilità di scelta rispetto alla nostra, e solo dopo scegliere come agire in base ai nostri desideri. Qualsiasi processo inverso non è libertà! E’ essere schiavi dei propri desideri, avere un ego smisurato e non riuscire a vedere al di là del proprio naso convinti che la realtà che soggettivamente vediamo, sia oggettivamente così per tutti.

Il liberalismo non è in crisi. Semplicemente oggi non viene applicato da coloro che se ne vestono.

Se sono paralizzato in un letto in stato vegetativo da 17 anni è chiaro che non sto esercitando alcuna libertà. Quindi non sono libero. Perché la libertà esiste solo nel momento in cui viene esercitata (anche decidendo di non esercitarla). La violenza e l’oppressione sono l’atto di mantenere lo stato di mancato esercizio della libertà. In assenza di volontà precedentemente espresse da parte di chi si trova privato della propria libertà, ma in presenza di chiari ed evidenti condizioni di anormalità della vita di una persona, strappata al suo destino naturale, dall’artificio dell’uomo, ebbene non ci può che essere una comune ed indignata reazione da parte di chi si professa amante della libertà.

Libertà non è fare quello che si vuole, ma scegliere fra quello che si può fare. Non puoi vivere se la natura ha deciso altrimenti, perché il tuo corpo è natura, e sarebbe un atto di ribellione contro la natura (come credete che si riduca un corpo umano dopo 17 anni di alimentazione forzata?). Non puoi imporre la tua visione della vita come assoluta perché non esiste libertà senza poter scegliere di sé stessi.

Staccare la spina non ha compresso la libertà di scelta di nessuno (quella di Eluana era già stata compressa dalla natura/il destino/Dio). Non staccarla avrebbe imposto un concetto liberticida di libertà.

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4 Commenti to “Perché mi sento liberale e coerentemente a ciò avrei personalmente staccato la spina ad Eluana.”

  1. Complimenti davvero.. tra la marea di cose che ho letto e visto in questi giorni su questi argomenti questo è senza dubbio uno dei più sensati e intelligenti.
    A margine di tutto mi sento di aggiungere che anch’io la penso esattamente come te.

  2. Mushin il 12 February, 2009 alle 7:05 am ha scritto:

    @ Lino: sono contento di sapere che non sono l’unico ad intendere il liberalismo così.

  3. Complimenti meritati Mushin.
    La tua è la dimostrazione che bastava riflettere a bocce ferme per evitare di annegare nel mare di idiozie degli ultimi 3/4 mesi.

    Il liberalismo non è stato solo svestito: semplicemente non esiste più un concetto puro, onesto e pulito di libertà finchè sarà la difesa dei pochissimi e inutili privilegi di ciascun individuo, mascherati dalla solita ipocrisia buonista che cela invece una profonda crisi del rispetto reciproco.

    Oggi non solo non si può dire che è una forma di rispetto della vita cercare di viverla appieno fino in fondo – e che è un diritto privarsene su scelta propria se non si può vivere in autonomia e difendersi da soli dall’ipocrisia.
    Non si può più nemmeno pensarlo….

    Echelon spia anche i pensieri… ;-)

  4. Gab il 16 February, 2009 alle 8:37 am ha scritto:

    Non vorrei dissentire dalla sostanza, ma formalmente si tratta di una “dittatura della definizione”.

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