E’ una sera apparentemente come tante. Sono qui sul letto con il mac accanto e la mia tazza di te in mano. Inizio a scrivere questo post e so già che sarà lungo e senza focus: a motivarlo è la voglia di scrivere, più che qualcosa da dire.
Mi sono sforzato di andare a correre, nonostante l’ora tarda. La corsa è come molte cose nella vita: lo sforzo è quello di iniziare. Una volta che cominci la continuità viene da sé naturalmente. E’ anche una cosa che ti ricollega al tuo corpo, così indolenzito dopo, così vivo.
Penso a lei, che cresce. Penso a quanti momenti unici e commoventi mi perdo.
Penso anche ad un paio d’occhi che conosco appena, che mi incuriosisce per la sua capacità di restare nella mia testa, nonostante io mi stanchi delle persone in fretta, con poca eccezione.
Penso a questa stanza dove sono ora. A quanto ho lottato e morso per averla. Penso a tutte le cose che ho dovuto perdere per andare avanti. E a tutte quelle che ho trovato perdendole.
Stasera penso a tante cose, nel modo giusto, mi lascio attraversare da passate emozioni, osservo compiaciuto antiche difficoltà, richiudo gli occhi per sentire ancora una volta muoversi le ali dei sogni che furono e che non hanno superato la prova del sole. Non sono triste. Direi che il termine giusto è nostalgico. Ma non nel senso di volere un passato che ritorna, ma di cercare antichi sapori e sperare di riaverli presto di nuovo sulle labbra, nei giorni che mi attendono. Sono nostalgico di un noi che non c’é più. Di un presente non più condiviso, non più nostro. Sono un nostralgico.
Sdraiato, ho unito le mani formando una circonferenza. Aspetto di trasformarla in abbraccio. E tutta questa nudità emotiva non aspetta di essere coperta, ma solo un sole a cui esporre il proprio pallore.
Ho fame di silenzi che parlano, di sguardi che si abbracciano, di teste arenate sulla pancia e mani che si incontrano come l’onda sulla sabbia.
Ho voglia, ma non ho fretta.
La differenza fra il diamante e la grafite, dopotutto, è giusto nell’attesa.
Nessun pensiero simile
Perdere, trovare, quando si tratta della vita, chiamali semplicemente “cambiamenti”, così fan sempre parte della stessa cosa…
Ciao,
Emanuele
A volte ho la sensazione che nell’andare avanti mi sia persa tanti momenti importanti. Ho paura di aver trascurato qualcuno, qualcosa, i particolari. E ho paura che il mio procedere non mi sarà perdonato. Sembra che le persone mi dimentichino e non mi sento a casa in nessun luogo. La nostalgia è già un’emozione difficile da gestire. Quella che tu chiami nostralgia la conosco bene e lo è ancora di più a volte. Non so se basta aspettare che passi o se sia possibile fare qualcosa. Se dovessi scoprirlo te lo dirò.
La nostralgia è fasica. E ondulante. Rende oscillanti e vivi.
E’ bella perchè valorizza le sfumature più intime dei giorni, che verrebbero altrimenti perdute a consumare il tempo.
Più ti leggo, più:
ti leggo.
Ciao Simone, che belli i tuoi post. Complimenti.