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Getteremmo via tante cose se non avessimo paura che qualcun altro le possa raccogliere — Oscar Wilde

Niente ha Senso

Scritto da Mushin alle 3:29 am del 19/02/2009 •

By nromagna

Le cose e gli avvenimenti sono insensati. Niente porta con sé un senso a priori. Neppure le persone. Tutto è senso ma nulla ha senso. Questo paradosso è semplice da spiegare, ed è il motivo per cui in questi frangenti poco facili della mia vita, così come in altri peggiori del passato, non sono impazzito.

Le cose o gli avvenimenti sono come gli appoggi di una scalata: li metti in successione e hai fatto il tuo personale percorso nel tentativo di raggiungere i tuoi obiettivi. Ma quegli appoggi non sono là perché sono una strada per la vetta. Neppure la vetta è lì per essere tale. Solo nella testa di chi scala esiste una vetta, e solo la testa di chi scala vede un percorso per raggiungerla.

Gli spuntoni che usa acquistano un senso in funzione dell’obiettivo e della visione di chi scala la parete, usandoli.

Diventano strada, percorso non perché esistano oggettivamente1 come tali, ma perché per noi diventano tali.

E’ come alzare gli occhi al cielo e riconoscere le costellazioni: ordiniamo il cielo per schemi coerenti e sensati, eppure le stelle di una costellazione non si conoscono neppure: se potessimo vederle da una prospettiva differente scopriremmo che sono fra loro anni luce distanti e non si conoscono affatto: figuriamoci fare parte di qualcosa di comune. Ancora una volta il senso è nella testa di chi guarda.

L’essere umano ha bisogno di dare senso alle cose, alla realtà che lo circonda, alla propria vita, alle persone. Dare un senso significa mettere ordine, riuscire a prevedere e quindi combattere la caoticità che chiamiamo caso solo perché non riusciamo a capirla. Caos è tutto quello da cui fuggiamo perché è tutto quello a cui non è possibile dare senso. La paura di quello che non conosciamo è l’origine del bisogno di dare un senso.

Se siete ignoranti in fatto di costellazioni, vi capiterà di alzare gli occhi al cielo, e se siete così fortunati da non essere in città, lo spettacolo che vi si para innanzi sarà portentoso: un oceano di luce. Per voi non esistono i millenni di storia della navigazione che hanno plasmato le costellazioni come le conosciamo adesso. Non esistono neppure le tonnellate di carta su cui gli astrofisici hanno segnato le loro scoperte e teorie. Per voi c’é qualcosa di nuovo e vergine, un manto di neve appena caduto. E lì probabilmente, la prima cossa che farete, come ogni uomo prima di voi ha fatto, sarà tracciare linee, forme mentali, mettere ordine in quell’oceano. Così facendo create un senso, una realtà. Sarà diversa da quella condivisa. Avrete costellazioni dalle forme stravaganti che portano il vostro nome. E così avrete incontrato l’importanza del caos, dell’indifferenziato: generare.

La realtà nasce dall’indifferenziato, dal caos, dal non senso. Dal senso non è mai nato nulla. Il senso traccia strade e percorsi, non genera montagne e pianure.

Il senso nasce solo dal caos, il caos è un senso che diventa insensato, o una realtà spogliata del suo abito soggettivo ((Il Wu-Chi o l’indifferenziato taoista)).

Se alla base di tutto c’é il caos, il non senso, e noi viviamo in mondo in costante costruzione di senso, vuol dire che tutto quello che abbiamo attorno a noi è creato da noi. Direttamente, attribuendo significati e sensi diversi alle cose, o indirettamente, condividendo ed avallando il senso delle cose che prima di noi qualcun altro ha costruito, lasciandolo in eredità a noi nei nostri tratti socio-culturali storicamente condivisi.

Il punto è che il senso non esiste. E’ una convenzione (e quindi) relativa. Questo non vuol dire che non sia importante! E’ sommamente importante per almeno due ragioni: la prima è che noi e solo noi siamo gli unici responsabili della realtà che ci circonda. Noi siamo titolari di un potere di scelta pressoché infinito2. Il secondo motivo per cui questo senso relativo che viviamo è importante è proprio perché è solo uno fra i tantissimi possibili. Se siamo liberi di scegliere la nostra scelta assume un significato, solo allora! Arrivare primi in una gara con un solo partecipante non è certo lo stesso che vincere in una competizione di un milione di concorrenti.

Tutto questo per dire che le nostre scelte sono enormemente importanti. Anche quando le compiamo in modo inconsapevole. Gli effetti di ogni singolo nostro respiro3, non sono mai neutri. Ma per bilanciare questa terribile responsabilità abbiamo in dono la possibilità di scegliere un senso. In definitiva siamo gli unici4 responsabili della nostra vita.

Il problema può anche essere fuori di noi, ma se la realtà esiste solo in funzione del senso che noi — consapevolmente o meno — gli diamo, ciò equivale a dire che la soluzione è sempre e solo, dentro di noi.

  1. Cioé a prescindere dalla soggettività in rapporto a cui li consideriamo, cioé il punto di vista di chi scala []
  2. E’ chiaro che se la mia infinità di scelta coesiste nella pratica con altrettanta infinità di scelta altrui, possono esserci dei conflitti. Ma nella realtà il meccanismo è come quello dei numeri: la nostra possibilità di scelta non è infinita in ogni direzione/situazione, ma contemporaneamente non è mai limitata in tutto, ha sempre almeno una direzione in cui esprimersi. Esattamente come i numeri, la possibilità di scegliere si costruisce con elementi limitati. Eppure esattamente come i numeri, con 9 cifre si può raggiungere l’infinito []
  3. The Butterfly Effect []
  4. Nel senso di conditio sine qua non []

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4 Commenti to “Niente ha Senso”

  1. margot il 19 February, 2009 alle 11:27 pm ha scritto:

    Spesso ho bisogno del caos.
    Ci sono momenti in cui è fondamentale.
    Mi piace perdermici dentro, proprio per non spiegare niente a nessuno, soprattutto a me stessa.
    m.

  2. Si capisce che anche io do molto valore al kaos, anche se preferisco chiamarlo wuchi/taiji.

    Penso anche che alla fine anche coloro che non danno valore al caos debbano arrendersi all’evidenza del fatto che le cose “nuove” della loro vita (belle o brutte) vengono da lì…

  3. aurorainc il 21 February, 2009 alle 7:06 am ha scritto:

    Le cose e gli avvenimenti che coinvolgono una coppia sono insensati per la stessa. Niente porta con sé un senso a priori, specialmente quando due sono i soggetti intenti a compiere una scalata, intenti giorno dopo giorno a mettere gli appoggi in successione, per fare del proprio personale percorso un tentativo (forse l’unico che si conosce) per raggiungere gli obiettivi che si credono (sperano) “comuni”. Nel dubbio e nella paura di scoprire, un giorno, se è veramente la stessa vetta che si vuole scalare.

    Niente ha senso in una coppia, neppure le persone che la compongono. Tutto è senso ma nulla ha senso.
    Questo paradosso è semplice da spiegare, ed è il motivo per cui in questi frangenti poco facili della mia vita di coppia, così come in altri (ma non peggiori) del passato, non sono impazzita.

    Perchè ti amo. Ed è quest’ Amore l’es(senso) della coppia.

    Ma mentre c’è una parte di (e del) “noi” estranea alla parte cosciente della nostra personalità, che segue delle ragioni “che la ragione non conosce”, nè può comprendere, e che spesso ci spinge ad agire e crare non-senso (..) “Noi” viviamo in mondo in costante costruzione di senso per ordinare il non-senso, il caos (non a caso).

    Tutto questo per dire che le nostre scelte sono enormemente importanti. Anche quando le compiamo in modo inconsapevole.

    Noi che le facciamo, che le subiamo, che ci pensiamo, che le analizziamo, che ce le sbattiamo in faccia quando fanno troppo male, che le affrontiamo, che le correggiamo, che le superiamo..che le rinnoviamo.

    Tutto quello che abbiamo attorno a noi è creato da noi.

    So che è difficile vedere le stelle da Milano, quasi impossibile spegnere l’oceano di luci artificiali che avvolgono questa città. Ciò nonostante c’è una costellazione che vedo, notte dopo notte, da quando ti conosco. E’ la costellazione del “Mushin+aurorainc”.

  4. sav87 il 28 November, 2009 alle 6:04 pm ha scritto:

    Il dramma, in questi casi, è che si dà senso al caos proprio nel riconoscerlo caos.
    Del caos, proprio come del senso, possiamo dire ciò che essi non sono, i propri opposti.. riconosciamo le tracce del loro interagire, senza poterci pronunciare sulla sabbia nè sul piede..

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