C’è un’ampio oceano di concetti interessanti per noi occidentali che ci accoglie non appena ci sforziamo di superare la nostra miopia eurocentrica guardando a Oriente. Uno dei miei preferiti è Mono No Aware. Un concetto che in sé racchiude una gamma di significati accomunati tutti dal concetto di caducità.
Il pudore e la mestizia tipici della cultura giapponese e della sensibilità verso la natura, l’arte e in generale il bello, sono imbevuti di questa percezione della transitorietà. La cosa che mi affascina è però il sostanziale ribaltamento di prospettiva rispetto a noi occidentali. Noi siamo infatti abituati ad associare la caducità alla falsità (laddove il vero è eterno) o comunque al poco valore (che merita quindi poco rispetto). L’enorme rispetto e compassione che un giapponese prova innanzi allo sbocciare di un fiore di ciliegio o ad una tazza di tè resta per noi incomprensibile.
Se è transitorio allora è relativo. Se è relativo allora è difficile da maneggiare, non è universalmente valido (nel tempo e nello spazio) e dunque in ultima analisi merita poco impegno. Eppure cosa non è relativo e transitorio? La vita stessa è un monumento alla precarietà: siamo una probabilità infinitesimale fatta carne (che si creda in Dio o meno), sappiamo per certo che moriremo e quindi che non siamo eterni (per questo abbiamo cercato di giocarci l’eternità sul piano metafisico, con scarsi risultati, pare).
Dovremmo quindi evitare di alzarci la mattina? Di andare al lavoro? Di amare? Solo perché finiremo noi? Solo perché sono cose che finiscono (male)?
Nessuno sano di mente lo sosterrebbe.
Kamikaze è una parola giapponese. I primi kamikaze erano soldati che mutilati erano felici di trasformarsi in arma durante la seconda guerra mondiale. Se la vita è transitoria, la morte è eterna e assoluta. E quindi in realtà siamo già morti. Per questo il suicidio non è altro che uno spregio non del transitorio (la vita) ma dell’attaccamento al transitorio (la paura di perdere qualcosa). Il suicidio rituale (sia seppuku che harakiri) è celebrazione dell’amore per l’assoluto che sacrifica sull’altare quanto di più prezioso ci sia: la caducità (la vita). Una caducità preziosa proprio perché vissuta intensamente e con il massimo impegno in ogni istante. Proprio in ragione della sua fragilità:
se non posso sapere quando finirà ma ho la certezza che finirà allora non posso che goderne fino all’ultima goccia e impegnarmi al massimo (qualsiasi cosa questo soggettivamente significhi).
Che è l’antitesi di: se sono sicuro che finirà allora non mi impegno più di tanto. Anche perché potrei sbagliare. E accelerare la fine.
Chi agisce tanto, sbaglia tanto. Ma alla lunga azzecca qualche cosa giusta, che lo ripaga di tutti gli errori. Chi non sbaglia mai probabilmente sta seduto ad aspettare che qualcuno gli dica cosa fare. Con il risultato spesso che gli errori gli appartengono, ma neppure i successi.
Per questo la ricerca del soshin, lo sguardo del neonato sul mondo, è pura azione: è sperimentare con la caducità coltivando dentro ricettività alla meraviglia-compassione dei piccoli miracoli che quotidianamente ci fioriscono intorno. Unici perché caduchi.
Mono No Aware.
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Hola Mushin,
pochi giorni fa ho condiviso una stanza di un ostello con un cuoco fotografo giapponese di 50 anni in fuga dal suo paese. In fuga proprio dal concetto di massimo impegno e con ampi dubbi sulla cosa giusta che lo ripaghi, prima o poi.
è in fuga in sud america da cui rivendica il suo diritto alla leggerezza, allo svegliarsi tardi la mattina e ascoltare musica classica prima di pensare al lavoro.
Diceva anche di non aver paura della morte.
Penso sia anche questo una forma di amore per la caducità.
Ciao
E poi c’e’ il “male di vivere”, una lenta che deforma o forma differentemente tutto.
Sinceramente non mi appassiona l’assoluto vs. relativo, bene vs. male… per me c’e’ il sentire, l’attimo fuggente in un mare perennemente in tempesta…
Complimenti alla tua ricerca e alle tue considerazioni, aiutano.
Alex
@Paolo: esattamente a proposito. Dove sei adesso? Quando rientri in Italia?
@Alessandro: grazie.
@ Mushin:
In questo momento sono all’aeroporto di Istanbul.
In Italia stateci voi.
Io conto eventualmente di tornarci per Natale…