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Non ci si può immergere due volte nello stesso fiume

— Eraclito

Meraviglioserrima (Hope)

Scritto da Mushin alle 18:25 del 23/10/2010

«Non riusciamo a cambiare le cose secondo il nostro desiderio, ma gradualmente il nostro desiderio cambia. Non abbiamo saputo superare l’ostacolo, come eravamo assolutamente decisi a fare, ma la vita ci ha condotti di là da esso, aggirandolo, e se poi ci volgiamo a guardare il lontano passato, riusciamo appena a vederlo. Tanto impercettibile è diventato»

Questo lo ha detto uno che di queste cose se ne intendeva (M. Proust). Ho testato la veridicità di questa asserzione ormai 4 anni fa circa.

In questi 4 anni però ho usato questa frase come una clava. Una clava per difendermi dall’impegno. Una prova matematica che tanto se tutto scorre nel fiume di Eraclito allora al primo ostacolo o rallentamento posso uscire. Anzi lo preferisco: preservi il bel ricordo e ti godi la morte violenta (dolorosa, ma pirotecnica) rispetto alla noiosa e già vissuta agonia lenta. Come diceva Marx «un modo di vedere è anche un modo di non vedere», quindi in effetti non esistono esperienze/teorie sempre giuste, e neppure quella di Proust lo è. Vale nei casi di fallimento. Ma il fallimento è un concetto relativo perché dipende dall’impegno che ci abbiamo messo nel conseguire il risultato. Quindi dichiarare fallimento immediato e improvviso è si una morte violenta, ma anche una volontà di lavarsene le mani.

Fino a ieri ho sempre intimamente ragionato così. E questo mi ha anche inconsciamente spinto a scegliere sempre di vedere le cose morte al primo colpo. Non sono uno da massaggio cardiaco: se l’ho fatto è stato sempre senza convinzione.

Quando ero bambino avevo paura di saltare dall’albero, anche se tutti prima di me avevano saltato. Allora semplicemente mi ci misero sopra. E mi spinsero giù. Scoprii che la mia idea, assolutamente sacrosanta e basata su considerazioni che ritenevo solide, era in realtà completamente sbagliata. Capita. Non sempre, ma capita. Il punto è che quando la sensazione non è piena al 100% non vuol dire che sia tutto da buttare, perché altrimenti niente durerebbe. Ma soprattutto: il mio essere fan della morte violenta ha sempre riproposto il salto dall’albero: meglio convincersi ed evitare di verificare. Meglio scambiare una possibilità iniziale (farsi male) per quanto probabile, con una certezza, che viene solo dopo aver provato fino alla fine. Ma da soli non si va da nessuna parte: serve sempre qualcuno che ti faccia saltare. Il modo migliore per restare della propria idea è quindi chiudere ogni possibilità di confronto. Di farsi afferrare e mettere sull’albero.

La cosa che ho imparato in questi giorni è che quando ti interessa davvero non ti importa neppure del massaggio cardiaco. Sei disposto a scendere nell’Ade per riprenderti la tua Euridice. Scoprirmi capace di questa tenacia, dovuta alla qualità delle cose che ho vissuto, mi ha fatto sentire un essere umano. Folle, ma allo stesso tempo vulnerabile. Ho imparato che con un folle non puoi ragionare. Perché per quante convinzioni convincenti puoi mettere sul tavolo, lui vede sempre quello si può fare, anziché quello che si è fatto.

In fondo, ho imparato che (pos)so fare cose che non credevo. Se ho accanto qualcuno che mi fa venire voglia di tirare fuori tutto e oltre. Ancora una volta: si impara a superare sé stessi solo con le persone che amiamo. Qui subentra la retorica delle delle cose incollate: se una cosa è andata il suo ritorno è solo una brutta copia. Vero. Ma non tutto quello che si rompe si incolla: un guscio deve rompersi. Se ti fermi al rumore e al dolore della rottura perdi la differenza fra il vaso e l’uovo: entrambi si rompono ma solo uno vive la rottura come un livello successivo e più profondo di esistenza. Un mondo che cresce e poi entra in crisi perché spinge per superare i propri limiti: questa è la vita che esce dall’uovo. Dal punto di vista del pulcino è un dolore incredibile. Che ha un senso solo se sopravvive. Un guscio s’é rotto, ma non mi interesserebbe reincollarlo, non mi è mai passato per la mente. Finché c’é amore le rotture sono parti. Solo la presenza del sentimento ti fa sentire uovo e non vaso. Altrimenti, siamo semplicemente in un negozio di cristalli: per quanto belli la loro fragilità non li farà durare tanto.

Ho perso una persona magnifica, non sono stato in grado di tenermela e questo fallimento mi segna profondamente. Mi fa stare malissimo. Adesso o morirò lebbroso o vivrò da Giobbe. Di certo il guscio s’é rotto. E le cose si vivono in due. Per cui, dopo una persona meravigliosa, adesso aspettiamo per una meraviglioserrima.

Nella mia sofferenza sono un po’ lieto di non aver chiuso gli occhi.

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