
Nonostante io scriva solo per me, a volte capita che dedichi i miei pensieri a qualcuno, come nel caso di Sofia. Il post che segue vorrei pure dedicarlo a qualcuno, alcune persone che in questi ultimi due mesi ho conosciuto, o che conoscevo da tempo. Persone la cui vicinanza simultanea, così differente e così densa di sfide molto diverse, mi ha fatto scoprire cose nuove di me e della storia che sono. Spesso, anche se inconsapevolmente, siamo specchio per gli altri. Queste specchi sono (stati) per me G. A. e F. a loro va la mia gratitudine, pur essendo io una macchia di inchiostro nelle loro, di storie. E proprio per questo.
Tutti noi viviamo storie, tutti noi siamo storie. Ci innamoriamo delle storie, cerchiamo la poesia e la troviamo in una storia raccontata bene, di bell’aspetto o con una trama originale. Viviamo assuefazioni da storie, che ci spingono fra le braccia di altre storie, diverse dalle prime.
Ci sono storie belle e brutte, storie di successo e storie stereotipate. Ci sono storie uguali a tante altre e storie che rifulgono nell’omogeneità come stelle di notte. Ci sono storie immobili come astri per una vita che poi si accendono in modo repentino e spettacolare per regalare un ultimo istante colmo di quell’intensità che ha riposato quieta per troppo tempo.
Il problema non è che ci innamoriamo delle storie, ma che qualcuno non sa che l’essere umano è una storia. Il dramma è quando non riusciamo a vedere che una storia si prende o si lascia, non si cambia. Una storia piace o non piace, ma non si riscrive.
Forse ci sono storie scritte a quattro mani, ma di certo non esistono storie scritte in brutta copia prima di essere vissute.
Ci sono storie dentro le storie, alcune le sto vivendo adesso e non so che finale avranno. Sono episodi della trama principale. Sono esse stesse trama. Alcune di queste storie sono storie avventurose, attive, non scontate e che nascondono misteri dietro apparenze semplici. Mi piacciono queste storie, ma il tempo per viverle giunge al termine, e presto mi troverò immerso in altre storie. Resterà la gratitudine ed il piacere per averle sfiorate con gli occhi.
Resterà forse il rimpianto di aver desiderato un pagina in più, più a fondo nel libro. Ma in fondo le storie, esattamente come le persone, non vanno forzate. Se il tuo ruolo è quello della comparsa, è saggio onorare la storia senza cercare di essere protagonista, accentando il finale che la storia ha in serbo per te. Che è poi l’incipit di una nuova storia, diversa.
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