Ci sono gabbie da cui è difficile evadere.
Sono spazi ampi, abbondanti, esorbitanti. Nessun limite, nessuna sbarra. Non subisci divieti. Semplicemente puoi vagare in qualsiasi direzione senza un punto di riferimento: chilometri di prateria, anni luce di buio. Non sono gabbie che ti reprimono, sono gabbie che ti svuotano. Anneghi nel loro vuoto finché non ti sembra di essere diventato tu stesso parte di quel vuoto. Respiri il loro nulla finché anche le tue parole si articolano senza solidità di senso.
Da queste gabbie nessuno evade. Nessun varco da sperare, nessuna ora d’aria da aspettare.
Queste gabbie hanno la forma del nostro volto e sono profonde tanto quanto le domande che non capiamo.
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Il peggio è quando la gabbia ce la costruiamo noi stessi, allora diventa una seconda pelle e mano mano che le sbarre si restringono si fatica di più ad uscirne.