Questo è il blog provvisorio di Mushin. Leggi qui per saperne di più.
logo mushin

Gli offesi negli affetti sono i più afflitti in terra, privi di ogni tribunale che li risarcisca

— Erri De Luca

Il Sogno del Corvo

Scritto da Mushin alle 0:39 del 24/04/2016

Ieri notte ero un corvo, in sogno. Ho volato così vicino alle nuvole da vedere gli uomini grandi come formiche operose. Ho volato così a lungo attraversando albe e tramonti da vedere gli uomini consumarsi come la fiamma di una candela.

Ecco cosa ho osservato.

Al primo livello si impara a camminare. È pieno di gente. La strada è larga e in discesa, quasi è lei a guidarti. Ma si procede lentamente, si segue la linea più comoda del terreno. La strada è così larga che non sembra una strada ma una piazza: è fatta quasi più per sostare. E questo fanno in molti, costruendo comodità lungo la via per riposarsi e riposando così a lungo da dimenticare che si era in cammino. Sono coloro che viaggiano trascinando il carro, senza staccare gli occhi da terra se non per brevi momenti.

Al secondo livello sono in pochi. Non sanno cosa vogliono, ma si sentono come soffocare. Ogni giorno camminano come se avessero da trasportare un’enorme peso in petto. Non sanno bene cos’è. Sanno che devono liberarsene. Ad ogni sosta, sempre più frequente, il loro sguardo vola oltre i margini della folla. Non avanti, dove tutti guardano. Non indietro, per cercare amici e fratelli. Ma lateralmente. Laddove non avrebbe senso andare. Finché un giorno incapaci di sopportare oltre decidono di arrendersi e abbandonare il cammino. Non sanno dove andare, ma sanno da cosa intendono fuggire. È così che scoprono altre vie. Strette, impervie, appena tracciate. Sono ripide o erte, ma mai in piano. Sono corte e per questo faticose. Sentieri sui quali per proseguire non bastano i piedi e a volte neppure le mani. Ed è qui che i pochi imparano a volare. Liberati improvvisamente dal peso della strada facile, non più subendo la guida della massa, scoprono che non hanno mai camminato. Ma erano naufraghi alla deriva. Senza meta. Solo su queste strade difficili si scopre il senso del cammino, che è ascensione e caduta. Incontrano compagni con la gioia della fatica negli occhi, fratelli con i quali condividono tutto parlando di rado. Essi sono coloro a cui il rifiuto di tutto quello che sta intorno ha fatto volgere gli occhi al cielo, trovando nelle stelle un’indicazione di rotta, una bussola.

Al terzo livello alcuni dei pochi perdono il sentiero. È buio, sono soli, fa freddo, piove. È facile smarrirsi seguendo un sentiero poco battuto. Ed è lì che la disperazione li assale. Nessuna traccia, nessuna strada. Nessun compagno che anni addietro abbia già scorticato la terra con il proprio passo, indicando la direzione. Ed è morte nel cuore. Ma dopo ecco l’alba: e i pochi scampati alla solitudine della notte scoprono che esiste un altro modo di camminare. È fatto di totale libertà e silenzio. Nessuna traccia da seguire, neppure abbozzata: l’unica strada è quello che si lasciano dietro, passo dopo passo verso l’ignoto. Sono coloro che aprono le piste per chi verrà dopo. Sono coloro che una notte di tempesta ha liberato dall’obbligo della bussola.

Infine al quarto livello arrivano solo coloro che giungono a comprendere la verità stessa del cammino. Liberati dalle illusioni essi viaggiano né con fatica né con fretta. Seguono il proprio cammino percorrendo ora la strada larga e affollata, ora il sentiero per la vetta appena tracciato. Laddove non trovano via, la creano. Laddove la via esiste già, non la rifiutano. Perché a ben guardare è su nessuna strada che stanno poggiando i piedi. Tutte le direzioni sono uguali, quindi non vanno da nessuna parte. La strada è dentro di loro, quindi non smettono mai di viaggiare.

Leave a Reply

XHTML: Puoi usare questi tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>