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Piacere e dolore, perdite e acquisti, vittoria e sconfitta, tutte queste cose considerale uguali e accingiti a combattere. Così sarai immune dal peccato

— Bhagavadgita

Il Gioco della Lista

Scritto da Mushin alle 16:26 del 6/01/2011

Voglio proporvi un gioco. Fate una lista delle cose che desiderate.

Ordinatela secondo quello che desiderate di più. Siate sinceri, tanto la lista la vedete solo voi: ordinate le cose secondo il vostro desiderio di pancia, non secondo come pensate dovrebbero essere ordinate per fare di voi dei fighi. E se il gelato al cioccolato sta sopra crearsi una famiglia, vuol dire che avete fatto una buona lista.

A questo punto probabilmente nella vostra lista ci saranno diverse voci potenzialmente confliggenti. Del tipo «scopare X» e «arrivare vergine al matrimonio». Ma se le voci non sono strettamente alternative, tipo «mangiare X» e «mangiare Y», allora non cambia nulla comunque: perché la difficoltà è decidere su cosa mettere prima.

Già perché una cosa che non vi ho detto è che nulla garantisce che riusciate a fare tutto quello che avete messo in lista. O che domani non avrete voglia di modificarla la lista. O addirittura di aggiungere cose nuove.

In questo quadro un atteggiamento razionale sarebbe iniziare dalle cose che desideriamo di più. Perché non sappiamo. O meglio: sappiamo poco. E’ proprio questo sapere poco che comincia a confondere le cose. Cominciamo ad ordinare le cose non secondo il desiderio che abbiamo di provarle ma secondo la loro proiezione, la conseguenza, ciò che succederà. E la lista cambia, di parecchio. Posticipiamo, leghiamo, valutiamo. Ma ciò non muta il desiderio. Per cui ci troviamo con una lista che non riflette più il nostro desiderio, ma con un desiderio immutato. E così non scorriamo la lista aggiornandola secondo le cose che viviamo, ma la aggiorniamo secondo l’idea che abbiamo delle cose che dovremmo vivere. E spesso quando le viviamo siamo più concentrati a dimostrare la validità della nostra proiezione dell’esperienza, che a goderci l’esperienza stessa.

Alcuni di voi sono  fra quelli appassionati dell’ordine. Credono di poter stilare non una lista, ma LA lista. Sono sinceramente mossi da filantropia: vorrebbero trovare la soluzione alla questione della lista proponendo un ordine di voci valido per tutti. E allora agiscono appiccicando addosso agli altri le proprie conclusioni. O peggio adottano il metodo della confutazione e della dimostrazione per assurdo: se una cosa non funziona, allora il suo opposto è la scelta giusta. Questi filantropi hanno perso di vista che non è importante la meta ma il viaggio. E che lo stesso viaggio produce la stessa meta, ma significati diversi per ogni viaggiatore. E spesso anche per ogni viaggio.

Insomma: l’unica cosa certa della lista è il desiderio. La voglia di qualcosa. Tutto il resto è supposizione. Chi va in fretta compone la sua lista e inizia dalle cose che desidera di più. Perché lo scopo non è produrre una lista giusta. Ma iniziare a vivere dalle cose che consideriamo più importanti. La lista è il mezzo, non il fine.

Forse a questo punto sarete fra quelli che notano una cosa curiosa: avete vissuto un bel po’, eppure non avete neppure iniziato a cercare una delle voci della lista. O forse avete iniziato, ma dal basso, da ciò che è meno importante. Capitava spesso anche a me: le cose che più desideriamo sono anche quelle che ci fanno più paura. Perché ci fanno sentire vulnerabili e fragili. E spesso sono cose a cui non siamo abituati, che per questo spesso ci affascinano. E così preferiamo vivere una vita di sofferenza e lamenti, fatta di grandi limiti da combattere e che ci ostacolano. Ma limiti che conosciamo. E se ci portano sempre allo stesso punto finale è solo perché in realtà è ciò che vogliamo. L’assenza di certezze e di punti di riferimento ci terrorizza più dei casini che viviamo, ma a cui tutto sommato siamo abituati perché abbiamo imparato a gestirne la sofferenza.

E’ il motivo per cui seduti sulla riva del mare, alcuni sentono forte il richiamo dell’orizzonte e partono e altri preferiscono soltanto bagnarsi i piedi e maledire il fatto di non avere le branchie.

Infine potreste essere fra quelli che hanno troppe cose da fare e pretendono più tempo. O più soldi. O più qualcos’altro. Perché la loro lista è diversa. E’ impegnativa. Eppure se per assurdo si riuscisse ad avere più tempo, questo servirebbe solo ad incrementare ancora la lista. Il tempo a scadenza è importante: perché ci costringe a selezionare davvero le cose importanti. Il fatto che la scadenza non sia nota è ancora più importante: perché ci costringe a non perdere tempo dentro cose/esperienze note, se non sono davvero appaganti.

Vi rivelo un’ultimo segreto. Lo scopo della lista non è riuscire a fare tutte le cose elencate. E neppure farne più di altri. Lo scopo della lista e trovare una voce, all’inizio, o alla fine, che ti fa venire voglia di appallottolare la lista e gettarla via. Esattamente come le posizioni di yoga: ne esistono centinaia. Solo perché tu possa scoprire l’unica di cui hai bisogno. La tua.

E come recita il mio motto sufi preferito: «l’unico modo di conoscere è assaggiare».

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