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Sappi poi che è indistruttibile ciò da cui questo universo è pervaso. Nessuno può distruggere ciò che è indefettibile

— Bhagavadgita

Genova

Scritto da Mushin alle 2:33 del 6/12/2010

Non ero mai stato a Genova. Mi ha stupito: è molto più mediterranea di quanto mi aspettassi. E’ un groviera che esorbita umanità autentica dai buchi. Un dedalo di bruchi operosi che scavano i propri destini nella mela senza curarsi di ciò che accade sull’albero.

Mi piace Genova. Mi ricorda Catania. Ma anche Salerno. E Napoli. E Bari. Porti di mare.

Sono arrivato a Genova per fare con calma il mio consueto bilancio di fine anno. La scelta non era casuale, ma come spesso accade si è rivelata ancora più azzeccata del ponderato.

Perdendomi per i vicoli di Genova mi sono trovato a pensare come i porti commerciali si assomiglino perché sono un inno al presente. Sono posti pieni di contraddizioni, incoerenti architettonicamente, sporchi e poco curati. Perché la cultura del porto di mare è quella della giornata, dell’eterno presente. Tutto quello che richiede uno sforzo che supera in durata la giornata, attecchisce poco. Tutto quello che hai lo spendi o lo usi per te. Perché sei di passaggio. Anche se vivi e sei nato in quel porto. Anche se ci morirai. Perché un porto è come un ponte: è solo un intermezzo. E’ questo il fascino dei porti del mediterraneo: la loro storia millenaria è lì, a vista, con tutte le proprie rughe. Perché nell’eterno presente si è pragmatici, e la storia è utile solo se ha conseguenze immediate. E nei porti la storia è come i vecchi: una roba da trattare con rispetto, ma di nessuna utilità.

Pensando questo mi sono reso conto di cosa effettivamente è cambiato per me in queste settimane: ragiono meno da uomo di mare e più da montanaro. Comincio a pensare all’inverno che arriva, anziché accorgermi che è già qui. Comincio a pensare a quando fare quello che voglio, anziché dirmi che poi più avanti ci sarà tempo. Comincio a capire che non è vero che se una cosa è eterna non si sfascia mai e se si sfascia vuol dire che non era eterna: se una cosa è duratura è perché vuoi che lo sia e sudi per preservarla, ogni giorno. Perché la pensi e la costruisci sul lungo periodo. Poi magari si sfascia, ma se non ti applichi si romperà con certezza.

Comincio a sentirmi addosso la quieta forza della pazienza che si mescola alla sanguigna sete del tutto subito. Scopro che in fondo in questa confusione che vivo, tra cose che sento con certezza dentro e una realtà fuori che le rigetta come assurde, non è necessariamente un male. Mi vivo il mio presente al meglio, ma resto in attesa di plasmare il mio futuro, non sulla base di astratti piani, ma di concrete opportunità. Avendo ben chiaro cosa ha valore per me.

Del resto, come recita un graffito a NY, Cristoforo Colombo è comunque uno che si è perso.

4 Commenti to “Genova”

  1. franca belleli il 6 December, 2010 alle 9:37 am ha scritto:

    una bella fotografia della mia citta!! è cosi, ma noi ke ci siamo nati e cresciuti a volte ne scappiamo ,x poi avere una nostalgia terribile, e voler tornare…

  2. Mushin il 6 December, 2010 alle 8:06 pm ha scritto:

    @ franca belleli:
    E’ mia opinione che chi nasce sul mare difficilmente riesce a vivere se non in una città di mare 🙂

  3. claire il 9 December, 2010 alle 1:53 am ha scritto:

    piace molto anche a me questo tuo modo di vedere la mia città,e direi che ci hai preso :D. mai senza mare

  4. Mushin il 9 December, 2010 alle 1:57 am ha scritto:

    @ claire:
    Grazie. Tra l’altro ritornerò già il 19, per vedere Hayez con calma.

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