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Chi non desidera la libertà ma il potere, non deve giocare alla rivoluzione

— Michail Bakunin

Dimentichi

Scritto da Mushin alle 10:29 del 24/03/2011

Ieri sera ho preso una sbronza. Come non mi succedeva da anni. Da 8 anni. Da quando conobbi l’alcol, insomma. Stavo li, dicevo «l’ultimo, solo un altro ancora» ed ero felice. Non contento. Felice. Finché non devo essere crollato con un sorriso ebete in volto, trucco da gran serata mai tolto.

Stamane apro gli occhi senza capire subito dove mi trovo. La prima cosa evidente è che sono finito fuori strada. Quasi fossi un treno che, troppo carico di felicità, deragli liberandosi dei binari. Come sempre accade dopo una notte brava, la memoria non si risveglia con te. Torna bensì come la prima pioggia, quella che conosce la gentilezza dell’avvisare, goccia a goccia.

La prima parola che mi torna in mente è «dimentichi». È buffo come in una sbornia ogni discorso entri ordinato e compiuto ed esca come un ammasso chiassoso di parole.

Ma questo dis-ordinare si fa spesso un ri-ordinare. Non ricordo bene cosa volesse dire quel «dimentichi». «Tu dimentichi…», un monito? Un avvertimento? «Noi, dimentichi…», un’unione che respira alle rarefatte vette della coscienza, dove cielo e terra intrecciano le mani senza curarsi di dove inizia l’uno e termina l’altra?

Non ricordo bene. Inchiodato dallo sguardo, non mi sono preoccupato di correre dietro alle parole, indaffarato ad attendere che l’ultima lasciasse le tue labbra per poterle abbracciare con le mie.

E così questo risveglio sancisce una meraviglia: io dimentico. Quello che fu, quello che ero. Io dimentico e sono nuovo. Di più: io, dimentico di me, viaggio nel presente come una stella galleggia nel buio: senza meta. E sulla soglia di questa meraviglia oltre la meraviglia mi arresto, come dopo una notte di sbronza: il ricordo esatto di ogni cosa è negato per rispetto, ma ogni fibra del tuo corpo sa perfettamemte cos’è stato. E ne vuole ancora.

Il cuore dell’uomo fa alcova in profondità negate anche alle parole di maggiore peso.

In questa metaviglia, meraviglia oltre la meraviglia, io sfido le mie colonne d’Ercole sapendo che potrei naufragare. Ma se conto il numero dei denti lasciati nudi dal mio sorriso, scopro che, in fondo, non m’importa. La certezza di un mediterraneo conosciuto s’arrende alla voglia di un oceano per cui forse non si è mai pronti finché non si parte.

Anche se mi fa paura. Una paura che voglio accatastare con cura: legna da ardere per le notti fredde che questo viaggio attraverserà.

2 Commenti to “Dimentichi”

  1. sonia il 27 March, 2011 alle 3:40 pm ha scritto:

    all’inverno, che a quanto pare sta lenamente finendo.
    Chapeau

  2. a volte inebriarsi sembra l’unica via per non farsi sopraffare dai carichi di ieri: ci proietta senza difese nel presente-ed anche se la qualità della comunicazione ne risente, se i ricordi hanno difficoltà a riaffiorare l’indomani-la verità e le sensazioni che ci regala sono più sincere e intense che mai!
    Simone, sei veramente bravo!
    n.b. mi piacerebbe che tu dessi un’occhiata al mio blog NERO kajal- kajal.myblog.it e che mi dicessi, sinceramente (come lo saresti dopo una sbronza!) cosa ne pensi!
    Ora ti saluto! Ciao Simone!

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