Mi sento inquieto. E’ come se la grande energia che mi anima mi stesse controllando. Viaggio veloce, su più fronti, non sento stanchezza ma si sbiadisce anche il piacere.
Non sento freddo, ma neppure caldo. Ho una bramosia e una fame di velocità che è quasi fine a sé stessa tanto non si placa. Voglio, e più ho più voglio. Mi sento come Orlando privo di senno che passa da un albero all’altro sradicandolo, senza posa.
Vago senza una meta, senza la concentrazione, non odo il suono del vento né la goccia di pioggia sulla pelle. Nulla mi placa, nulla mi rilassa. Nella mente sempre e solo i prossimi traguardi, le prossime mosse, le prossime battaglie. E stranamente più vado avanti più questa fame si accresce senza essere appagata.
E’ un momento davvero strano che non ho mai vissuto prima. E’ come se fossi esploso senza una direzione. Sono diventato cacofonico, scoordinato, incapace di fermare la mente. Ho troppa energia dentro e più la impiego più si accresce.
Non so neppure se sia un bene o un male. So solo che voglio mangiarmi il mondo e sento tutti così pateticamente lenti, piatti, distanti.
Mi sto perdendo nel mio isolamento emotivo.
Questa mia ovatta che mi impedisce di sentire emozioni non è nuova, sono periodi più o meno prolungati che passiamo tutti. Di solito però l’ho vista associata all’assenza di energia, ad uno svuotamento. Mai finora ad una esplosione. E mi fa temere che con tutta questa energia io possa sostenere un’isolamento che anziché essere una condizione subita è invece una barriera attiva. So che la chiave di volta di questi periodi sono spesso le persone che incontri o che ti stano accanto, che sono in grado di sbilanciarti emotivamente, di interrompere il tuo loop, di violare il tuo isolamente mentale ed emotivo. Ma al momento travolgo tutto quello che tocco e niente mi scalfisce. E godo effimeramente dell’inconsistenza di tutto quello che si frantuma venendomi contro.
Quale nuova forma di cambiamento creativo la vita mi imporrà? Quale nuova bastonata educativa mi riassesterà? Giochiamo.
I dadi urtano tra loro, chiusi nelle mani, prima di determinare qualunque risultato.
@ FranKO:
Esatto. E questa consapevolezza non diminuisce la violenza dell’urto