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Gli offesi negli affetti sono i più afflitti in terra, privi di ogni tribunale che li risarcisca

— Erri De Luca

Debolezza.

Scritto da Mushin alle 2:15 del 31/12/2012

(Lo avevo scritto l’1 Novembre del 2010. Non l’avevo mai pubblicato. Mi fa ridere rileggerlo, giusto stasera. Una vita polibiana, la mia…)

 

Che cos’é la debolezza?

Sentirsi schiacciati da qualcosa che non riusciamo a cambiare. Non riuscire a fare una cosa che prima ci veniva naturale. Piangere.

Siamo costretti a fare delle scelte, e le giudichiamo buone o cattive in base al risultato a cui ci conducono. Se il risultato va bene, allora la scelta era quella giusta. Ma nel tempo tutti i risultati sono giusti. Perché ci allontaniamo dal problema. Nel tempo, tutto viene annacquato, e anche i sapori più forti vengono ridotti a insipidi. Una scelta è solo una scelta, e se anche a distanza di tempo ci conduce a qualcosa di buono, non vuol dire che le altre scelte non sarebbero state meno giuste. O meno belle.

Non è il gioco del vero e falso. Sono infiniti universi paralleli, milioni di possibili strade. Da scegliere.

Se di tutti questi infiniti universi possibili, non puoi vivere l’unico che vuoi, allora la scelta è inutile. E tanta meravigliosa abbondanza, diventa solo un circo di ombre beffarde.

A volte è difficile dimostrare che una cosa è vera. Allora ci si aiuta dimostrando che il suo contrario non può essere vero. Ma la vita sta fuori le formule, e se ne sbatte delle dimostrazioni. Così una cosa può essere falsa, ed anche il suo contrario. O essere vera e il suo contrario falso. Ma questo non avere importanza.

Io non voglio avere ragione. Vorrei solo poter dire serenamente di sbagliarmi. Sentire pacificamente che questa non sia una cosa sbagliata e idiota. Uno spreco. E non aspettare il tempo che scorre e sfoca le gioie, la distanza che cresce e allontana gli appetiti fino a farne un ricordo, non sempre alla vista. Finché poi sarà facile convincere e convincersi che le cose sono andate nell’unico modo in cui potevano andare.

Mi sento schiacciato da quella stessa cosa che ieri era la mia forza. Non so come uscirne. Perché sento che non ne voglio uscire.

 

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