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Qualunque amico con una folle voglia di scopare, è un nemico

— David Trueba

Catania, Mediterraneo

Scritto da Mushin alle 12:14 del 31/07/2012

Il mio rapporto con Catania è inevitabilmente di amore e odio. Dico inevitabilmente perché lei è come una vecchia amante, di quelle che ricorderai per sempre perché insieme avete scoperto il vero piacere. Ma anche il colore del sangue. Pensavo a lei qualche giorno fa, in occasione di un concerto vicino casa mia. Un crogiuolo di facce, idee e sonorità che farei sorvolare dall’Enola Gay senza sentirmi in colpa. In fondo – pensavo – la maggioranza di questa città è quella in piazza, non sono io. Una considerazione amara come quando vedi la donna che ami e che ti ha amato, passeggiare felice mano nella mano con un altro, sapendo in cuor tuo che lui è più adatto di te.

Ieri sera poi, cercando verità incollate al fondo di un boccale di birra, fra una invertebratrice di uomini e una lanciatrice di freccette che rifuggono il bersaglio, esce fuori la dittatura della maggioranza e il diritto al dissenso esibito. Un vessillo che oggi è pozzanghera ma che domani potrebbe diventare oceano. Perché in fondo si dovrebbe perseverare a prescindere dal voler convincere gli altri a cambiare posizione. E levando gli occhi sulla città, così in difficoltà, così vecchia, ne scruto i segni della passata bellezza. Come una donna bellissima su cui il tempo, come vento, ha rivendicato luoghi dove baci si sono infranti e su cui dita hanno planato, agili. E così mi sorprendo a pensare che le città – come i libri – si sfogliano dagli angoli, ad ogni giro nelle vie strette e nere si schiude alla vista progressivamente un palazzo, una piazza, un vicolo. Che sono inchiostro vergato sulle vite degli altri. Su una moltitudine di altri, seconda solo alla moltitudine di bollicine che si accalca nel bicchiere di mandarino verde che bevo. Una storia sincera, perché in fondo in questa terra nessuno nasconde nulla: nefandezze e virtù sono tutte stese al sole ad imbrunirsi, sfidando lo sguardo di tutti. Siamo diretti.

E oggi la città continua ad intrufolarsi nei miei pensieri, come l’amante che dopo averti abbandonato vuole ancora saggiare il suo potere con invisibili lacci che tengono i tuoi occhi ancora puntati su di lei. Un post di Eva e il pensiero torna al Mediterraneo, alla confusione e somiglianza dei suoi porti, in paesi distanti eppure parte della stessa invisibile nazione. In cui – mio malgrado – sono nato. Di cui – senza rammarico – ho il sangue. E che mi porto dentro anche sul suolo straniero del nord, che non ha mai conosciuto la benedizione delle onde né il caos delle genti del mare che si scambiano il sangue sul filo della spada o nell’abbraccio delle gambe. Divenendo Popolo. Il Popolo del Mare, seduto sui bordi della sua grande Agorà che è il Mediterraneo.

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