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Il genio è una luce che squarcia le tenebre, come il balenare del fulmine che può distruggere il tempio stesso della conoscenza; non è un lumicino acceso al focolare della razza umana, che impallidisce al sopraggiungere della luce di un giorno qualunque.

— Henry David Thoreau

Buonanotte

Scritto da Mushin alle 2:08 del 1/08/2014

Stanotte dormirò su un letto nuovo.

Dovrebbe essere una cosa facile: di letti nuovi ne ho provati tanti, ma questo è differente. Sostituisce il letto della mia adolescenza. Dopo decenni. Lui è lì, nuovo. Mi guarda. Non ci conosciamo ancora, non siamo ancora intimi. Eppure sembra dirmi «Io lo so». So che ti droghi di novità. Che cambi spesso. Che le cose nuove non sono un coraggio, ma una paura. Paura di restare, paura di non cogliere cambiamenti importanti. Muoversi sempre per non fermarsi a pensare, ballare senza freno per timore che nell’immobilità gli altri possano avere il tempo di metterti a fuoco bene, con i difetti in bella mostra.

E allora cosa mai sarà un letto nuovo?

È l’ammissione che il vecchio era consumato. Carico di quei limiti dell’età, rassicuranti. Perché noti. Un luogo sicuro dove ad ogni mancanza corrisponde una lamentela pronta, dove la danza della fuga non è improvvisata ma mima un movimento che è statico, tanto è prevedibile nel proprio sviluppo. Come chi corre per non fossilizzarsi nel vecchio, ma decide infine di farlo in tondo, per ripercorrere dei cambiamenti noti, sicuri e quindi rassicuranti.

È per questo che desidero il mio vecchio letto. Anche se ormai il tempo ci ha resi diversi: me meno ragazzino che galleggia sulla paura del domani prima di abbandonarsi al sonno. Lui meno resistente al peso di un corpo agitato come una vela, anche di notte. Alla fine non c’è più scelta. Il tempo è passato e non è più possibile dormire sul vecchio materasso. Il nuovo mi servirà a desiderare il vecchio, a ricordare i momenti insieme. A fantasticare di poterlo riavere sulla guancia. E invece così pensando sarà il nuovo materasso a farsi vecchio, mentre penso al vecchio come fosse nuovo.

E sarà solo tempo che scorre, rendendo il dilemma della sospensione fra vecchio e nuovo irrilevante: mentre sto li a rimuginare su cosa è meglio, il vecchio viene sostituito dal nuovo che poi diviene vecchio a sua volta. E io non riesco a ricordare bene che poche notti insieme. E non è il mio letto a mancarmi. Ma la possibilità di potermici sdraiare sopra quando voglio, anche se tale voglia non mi è mai venuta quando ne avevo la possibilità.

Stanotte dormirò su un nuovo letto. E mi abituerò. E sarà pure meglio del precedente. Il precedente era mio. E non ne avrò nostalgia perché fu mio, ma perché adesso non lo è più. E non saranno le notti che abbiamo dormito insieme, a mancarmi. Bensì quelle che mai dormimmo abbracciati. Ora che più non è possibile.

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