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Con le Pietre della Legge hanno alzato Prigioni; coi Mattoni della Religione, Bordelli.

— William Blake

Abitare in Mongolfiera

Scritto da Mushin alle 17:46 del 15/03/2015

Ho dovuto lasciare andare pezzi di me: il Dio del viaggio è vorace e non ama sacrifici che non siano amputazioni di sé. Un sacrificio orribile prima di essere compiuto ma che il tempo cicatrizza rendendolo quasi dovuto, quando rievocato nel ricordo. Al momento è una rinuncia che passa quasi inosservata, nell’eccitazione del passo successivo verso una meta che solo dopo scoprirò inesistente. Ma non sarà un naufragio, solo un’odissea: la meta raggiunta non basterà a placare la sete di viaggio e la fame di confini. Il mare diverrà l’ossessione, la costa all’orizzonte solo una pausa.

I viaggi dell’adolescenza sono questo: rotte per mare. La volontà si dispiega su una superficie che non può opporre ostacoli alla rotta determinata e diritta, tracciata nella mente e orientata dalle stelle. Ciò che non ho portato con me l’ho lasciato indietro, lontano alla vista e scolpito nella mente senza possibilità di vecchiaia. Come il profumo della partenza, nel primo porto.

Ma quel modo di viaggiare è facile, la testa è sempre volta avanti e solo la notte distrae dai problemi dell’avanzata. Ciò che è stato preoccupa meno di ciò che sarà. Il confine non ancora spezzato seduce, quelli già attraversati sono evocati solo per giustificare questo, come stelle che si ignorano nelle distanze del cielo, costrette dal capriccio dell’uomo a condividere la stessa forma in una costellazione.

Il modo di viaggiare degli adulti è un viaggio in mongolfiera. Per arrivare dove vuoi devi saper pazientare: la rotta è un insieme di curve che sembrano allontanarti dalla destinazione. La dimensione è l’ascesa, non abbandoni la terra ferma correndo verso un’altra costa ma compi un salto sperando di non ricadere a terra. Navigare nell’aria richiede ben più di un sacrificio ad una divinità affamata: la capacità di diventare pesanti e leggeri all’occorrenza. Di trovare zavorre e ricordare della terra da cui provengo, di mollare senza indugio tutto quello che mi impedisce di salire ancora più in alto.

In questo viaggio in mongolfiera non visito nuovi posti. Sotto di me il paesaggio è lo stesso. Ma man mano che salgo cambia il modo in cui lo guardo. Quello che prima mi sembrava grande e incombente, ecco che diventa minuscolo e insignificante. Guarda: posso coprirlo con un dito. Ciò che era invisibile tanto era certo: ecco, ora ne vedo i contorni. Ha una fine e io la vedo, anche se non sono ancora la.

La nostalgia di un luogo che non esiste più. Non è rimpianto. È il ricordo di quel pezzo di me che il passato ha inghiottito. Insieme a quel luogo, in quel tempo, che mi sono lasciato alle spalle. Qui, sulla mongolfiera, il passato dei ricordi è una lente che mette a fuoco il paesaggio che osservo oggi. Non sono più le stelle e gli ideali ad orientare il percorso, ma i luoghi laggiù che conosco bene. Ecco: si trasformano ad ogni metro di distanza, pur restando sempre uguali.

Non è più la promessa del domani a muovermi, né la fuga da ieri. Oggi, sulla mongolfiera, non cerco nulla e non vado da nessuna parte.

Cerco un modo di abitare me stesso, mentre salite e discese si succedono senza sosta.

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