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Colui che sa non parla. Colui che parla non sa

— Laozi

28, 4, 2012

Scritto da Mushin alle 18:36 del 6/12/2012

28. È passato un altro anno. Questa frase significa qualcosa per me solo oggi, il 6 di Dicembre. Il giorno del mio compleanno. Una giornata che dedico ormai da un po’ a fermarmi per pensare. Non solo ad un anno passato (sempre troppo) di fretta. Ma anche al prossimo. A cosa voglio e verso dove mi piacerebbe puntare la prua della nave.

Quest’anno l’ho passato ad esplorare le virtù del perseverare. Sono arrivato fino in fondo a sfide importanti, non ottenendo il risultato desiderato. Ma vincendo il mio impulso innato al nomadismo. Al rispondere alle difficoltà pensando subito a volgere le vele verso venti veementi che portano alla vista di altre coste. Ho iniziato a percepire la melodia del tempo che scorre, placido o irruente ma pur sempre come lui desidera. Lasciando a noi solo la bravura del danzare seguendo le sue anse. Ora dolci e ampie, ora strette e facili all’insidia. Non so ancora navigare su questo fiume, ma ho compreso che per imparare a farlo occorre più saper sentire la corrente che avere bicipiti gonfi di remata.

Anche quest’anno, il terzo consecutivo, mi trovo a Genova. Città che amo. E mi sorprendo a pensare che potrebbe essere l’ultimo. La fase della mia vita che è iniziata nel dicembre del 2010 sembra ormai essersi conclusa: io sono molto diverso.

4. Sono gli anni che vivo a Milano. E come il buon vino che sa invecchiare, anche questa esperienza mi regala nuovi sapori e nuovi gusti, ogni volta che tergiverso con il suo sapore ad accarezzare i pensieri, prima di inghiottirla a sorsi nei ricordi. Mai come adesso Milano mi è stata cara, e mai come adesso sarei pronto a lasciarla per nuove avventure. Un paradosso che si spiega in fretta: continuo a non avere un motivo per restarci, ma contemporaneamente ho perso il motivo che mi impediva di andarmene.

2012. Per i Maya parrebbe essere l’anno della fine del mondo. Per me lo è senza dubbio. È stato l’anno culmine di un triennio di crescita dove ho sfidato tutti i miei limiti. Vincendo o perdendo, passo dopo passo sono comunque diventato più forte. Ho dimostrato a me stesso tutto quello che volevo. E alla fine di tutte queste vette ho scoperto solo fame di altre vette. Ma una fame differente da quella che, compagna, ho portato dentro in questi 28 anni. Un desiderio senza ansia, una voglia di capire più che di essere capito. Arrivare in cima non per essere più alto di tutti, ma per studiare meglio la mia piccolezza. Senza l’urgenza di un mondo che deve essere come io lo voglio, ma anche senza perdere la voglia di non scendere a compromessi.

Il 2012 è solo l’inizio di un nuovo viaggio. In cui imparo a partire senza l’obbligo di arrivare alla meta prima degli altri, ma senza perdere il piacere del viaggio. Ho imparato ad accogliere l’imprevisto perché ho accettato di vivere il cammino e non la meta. Ma non ho perso il gusto della libertà che non subisce il compromesso. Libertà che si piega alle intemperie del caso ma che sa tornare dritta quando queste cessano, come un filo d’erba che accoglie il sole dopo il monsone.

Ho dimostrato a me stesso tutto, senza risparmiare ambizione. Solo per scoprire che non c’era nulla da dimostrare. Dietro l’ultima porta, solo l’inizio di un’altro percorso. Ma ad aprire quella porta è una persona diversa.

Nel 2012 ho cacciato su terreni nuovi che non conoscevo. Ho arricchito la mia abilità grazie ai fallimenti. Ho migliorato la mia destrezza grazie agli imprevisti. Ma non sono mai diventato preda.

Ho messo in discussione la mia voglia di investire tempo nel relazionarmi con persone a basso utilizzo di cervello, imparando che non è certo siano diversamente intelligenti, ma sicuramente lo sforzo di scendere di livello mi ha arricchito. Ho imparato che questo esercizio è utile solo se resta tale: il mio scopo è un livello sempre più alto, anche se in solitudine, anziché un livello più facile in (grande) compagnia.

Ho messo in discussione la mia fiducia nella solitudine. Da soli si va più spediti e leggeri, ma la pazienza si impara solo con gli altri. Ho appreso tanta pazienza insegnando in cambio un po’ di velocità.

Ho scoperto ancora tante persone meravigliose, che amo avere nella mia vita. Ho aggiunto un altro giro di corteccia a rapporti così solidi da diventare certezze, come stella del mattino.

Spoiler: alla fine di quest’anno forse crollerà il mondo. Ma non io.

7 Commenti to “28, 4, 2012”

  1. Luca Conti il 6 December, 2012 alle 7:17 pm ha scritto:

    E’ un ottimo esercizio quello di fermarsi a pensare. Lo facessimo più spesso tutti, le nostre vite sarebbero diverse, di certo migliori. 🙂

  2. Aldo il 6 December, 2012 alle 8:00 pm ha scritto:

    “Frequentando cervelli fini, ho imparato a ragionare, frequentando quelli meno acuti a farmene una ragione. E’ solo nel secondo modo che sono riuscito a convivere con i primi, E’ solo nel primo modo che ho saputo scegliere i secondi.
    Ma è solo quando ho smesso di scegliere, che ho iniziato a vivere.” cit.

  3. Alice il 6 December, 2012 alle 8:11 pm ha scritto:

    Ciao Mushin. Tanti auguri, che sei un guerriero io l’avevo già capito!
    🙂

  4. Ahah, maledetto spoilerista. In ogni caso auguri per il compleanno e in bocca al lupo per il resto. 😉
    Ciao,
    Emanuele

  5. Paolo Barzotti il 6 December, 2012 alle 11:00 pm ha scritto:

    …è più importante un diamante o una bottiglia? Dipende solo da quello che devi farci ma il diamante è sicuramente più raro…

  6. Serena il 11 December, 2012 alle 12:15 am ha scritto:

    Scoprirsi affamati, non di successi o vittorie, ma di cammino e crescita. Sicuramente, in molti casi le lezioni più grandi ci vengono proprio dalle sconfitte più dure, dal sapersi rialzare e riprendere la rotta avendo ben presente il proprio obiettivo.
    Mai come ora, “Stay hungry stay foolish”.

  7. Mario il 16 December, 2012 alle 1:25 am ha scritto:

    Mi è piaciuto molto questo post di fine anno. Buon compleanno, e complimenti 🙂

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