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Non vuoi capire che ogni Uccello che fende le vie dell’aria / è un Universo di delizie, chiuso dai tuoi cinque sensi?

— William Blake

27, 3, 2011 (anni)

Scritto da Mushin alle 1:24 del 8/12/2011

Come ormai prassi dal 2006 il mio compleanno è tempo di bilanci, personali.

27. Sono gli anni che ho compiuto. Fa un po’ effetto. Come qualcuno mi ha fatto notare è definitivamente finito il tempo in cui venivo considerato una giovane promessa. E’ tempo di dimostrare, di risultato, di solidità. Non bastano più le idee. Si gioca (finalmente) sul serio. E sono dove dovevo essere.

Ho imparato che sono incoerente come tutti gli essere umani. Perché in realtà muoriamo e nasciamo ogni giorno, alcuni ogni minuto. Ho imparato che dentro questa incoerenza c’è la ricchezza del letame: come scriveva De Andrè a proposito di una via di Genova poco distante da dove mi trovo adesso.

Ho imparato che esiste un tempo per essere poeti, per cantare sognanti di epiche imprese e guerre mosse da onore e principi. E che poi arriva il tempo in cui la guerra ti tocca farla sul serio e scopri che sporco di fango e sangue non ti distingui dall’opportunista, guerrafondaio e ignorante da cui ti sentivi così diverso e con cui condividi fatiche e vittorie. Perché tutti i fiumi finiscono al mare, a dispetto della sorgente di provenienza. Chi canta la vita non ne sa spesso un bel nulla: chi la vive non ha tempo di raccontarla e chi l’ha vissuta non ne ha interesse. E così diffido dei poeti, cerco la compagnia dei silenziosi dalle mani sporche.

Ho imparato che gli amici e gli affetti più solidi forse non sono i più grandi. E sicuramente non si scoprono nell’idillio della felicità condivisa. Ma nella notte del bisogno, quando ti sorprendono a rubare e si voltano dall’altro lato senza aggiungere una parola.

3. Sono gli anni che vivo a Milano. Ebbi un motivo per arrivare, a tutt’oggi non ne trovo uno per restare. Ma neppure per partire. E in questo senso di sospensione, con la paura di perdere anni importanti ho scoperto invece di essere cresciuto come mai mi sarebbe stato possibile altrove. Nella fatica, nell’opportunità, ancora una volta nel letame che concima.

2011. Un anno che mi ha portato lontano. Iniziato a Genova a leccarmi le ferite, finito a Genova a contarmi le cicatrici. Sono arrivato laddove mai mi sarei mai aspettato, con appetiti sempre più grandi che trovano ad attenderli orizzonti ancora più vasti. Ogni giorno punti interrogativi cruciali crescono accanto a me stimolandomi a cercare, cambiare, crescere, morire. Un anno che mi ha regalato persone importanti e ricordato il valore di quelle poche stelle del mattino che sono meno visibili di quelle notturne, ma sempre presenti.

Il 2011 mi ha regalato due cose. La prima è la consapevolezza che il problema non è mai non avere la risposta. Ma fermarsi a cercarla anziché esplorare la prossima curva che aggiunge nuovi elementi al paesaggio e nuovi spunti al cammino. La seconda è che non ha importanza ciò che sai ma come ti poni rispetto a ciò che ancora non sai. Come ti apri alle opportunità dell’Universo.

Il 2011 rantola, ma a differenza degli altri anni non sento chiusure: tutto quello che il 2011 ha portato è qui per restare. L’avventura è solo iniziata. E così mentre il mondo che abbiamo conosciuto cade a pezzi ogni giorno di più, mentre non sappiamo ancora che forma assumerà il nuovo, mi appresto a lasciare le colonne d’Ercole alla volta di mari più grandi e imprevedibili sicuro di trovarvi nuove terre o la morte gloriosa di chi perisce nel coraggio della sfida.

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