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Iniziare a Giocare

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Hai mai osservato un tramonto bellissimo? Hai mai spaziato con lo sguardo sull’orizzonte, dall’alto di una montagna che ci ha messo millenni a crescere? Ci sono emozioni che ci restano dentro, per sempre. Pochi secondi di immagini minacciate dal tempo, ma la chiara percezione di quello che fu, quasi come lo stessi rivivendo. E le senti esploderti in petto, ti possiedono, senti che devi per forza comunicarle, condividerle.

Qual è il valore di una gioia non condivisa? Quale il senso di una emozione non espressa?

Mi sento vittima di qualcosa che si agita dentro, e a furia di subirla inizio a comprenderla meglio. Mi spinge a cercare sempre nuovi limiti, nuovi margini su cui stare seduti ad osservare le due facce di una stessa medaglia diventare una cosa sola. Una frenesia di comunicare qualcosa che ho trovato, un impeto che non controllo di trasformare, di cambiare, di non fermarmi mai, di nutrirmi sempre di nuove persone ed esperienze.

Ho viaggiato tanto ma verso così tante mete che solo adesso capisco di non averne mai avuto una. Mi sento come Ulisse: ho accettato instancabile una meta dietro l’altra solo per non andare verso l’unica che avevo dichiarato di cercare.

In questi giorni ho maturato per la prima volta una (per me) importante risoluzione. Ho deciso di puntare tutto su un sogno. Senza vie di fuga o piani B. Senza pensare al prossimo viaggio. Senza fare finta di voler arrivare da qualche parte e poi procrastinare. Credendoci non perché ci sia un motivo, ma perché voglio farlo. Ricacciando indietro la paura di fallire o la tendenza a conformarmi a quello che gli altri vorrebbero o vedono in me.

Posso dire di aver capito che questa mia frenesia di cambiare il mondo, di conoscere ogni persona e di vivere ogni esperienza, è l’ultimo rigurgito ben piantato della mia incapacità di lavorare su me stesso, di farmi bastare le persone a cui voglio bene e di andare in fondo alle esperienze che vivo.

Questa mia frenesia è un continuo vagabondare per mete esterne per evitare di puntare tutto e direttamente nel viaggio dentro di me. Ho un po’ paura di vedere che succede se rinuncio al mio usuale e comodo modo di dire “vabbé tanto so come si fa”, per sporcarmi un po’ le mani. Voglio correre per saltare il centesimo cancello. E voglio farlo per me stesso. Sarà un duro lavoro.

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 9 del mese 09 dell'anno 2009. 4 commenti — .

Si Parte

114763161 605fd9bf40 Si Parte

Mentre leggete queste righe è molto probabile che io sia in fase di trasferimento a Catania. Nonostante non sia una vacanza non è difficile capire come ne possa essere contento: riabbraccerò persone a cui tengo molto e mi godrò un po’ di mare a parità di caldo.

In fondo Catania è la mia città, il mio ambiente.

Eppure scopro con stupore che non è solo gioia quella che mi si agita in petto. Non l’avrei mai detto ma un po’ mi dispiace partire. Non tanto per la città di Milano ma per le persone che lascio qua e che in questi mesi hanno condiviso con me la mia quotidianità.

Ho vissuto momenti molto difficili qui, ma in questa difficoltà ho trovato (e ritrovato) persone speciali che mi hanno trasformato la vita, a cui ho imparato in così poco tempo a voler bene, perché mi fanno sentire a casa. Mi sento come Giobbe: ho perso tanto e ho ricevuto tantissimo.

E scopro la profonda validità di un luogo comune legato al viaggio: sei a casa dove ti senti a casa. E questo dipende sempre dalle persone.

Grazie.

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 7 del mese 07 dell'anno 2009. 2 commenti — .

Ciao Bologna

Ultime righe di questa pseudo-vacanza nelle terre dei nordisti. In attesa, qui all’aeroporto di Bologna, mi rilasso in attesa dell’imbarco. Ho passato dei giorni gradevolissimi in compagnia di "vecchie facce" della SSC, come Adriana e Luca, e adesso il ritorno a Catania e ad un meno piacevole studio pre-settembre.

Viaggiare, trovarsi lontano dal contesto abituale, dalle certezze acquisite e dalle routines standardizzate, ha l’effetto di congelare i pensieri che avevi quando sei partito, e che magari ritrovi, immutati al tuo ritorno.

Sono pervaso da un senso di ottimistica fiducia in domani, mi sento felice. Fa quasi da contrasto con la confusione che avevo in testa al momento della partenza. A volte, quando i punti interrogativi sono cresciuti come una una folta foresta nella tua testa, un viaggetto è un toccasana, perché anche se al ritorno trovi tutto come lo avevi lasciato, tu non sarai comunque come eri partito.

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 16 del mese 07 dell'anno 2007. Nessun commento — .