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Bye Bye

Foto (cc-by): LifeHouseDesign

Fai ciao con la manina. Fai ciao a 18 anni di obbligatorio servizio d’istruzione. Fai ciao ad un vero servizio di distruzione che oltre a rubare gli anni migliori distrugge la capacità di fare. Devasta la capacità di sognare. Divora le potenzialità di essere diversi. Emargina i diversi invece di valorizzare la loro diversità. 

La somma follia di un sistema di istruzione: presentare a tutti la stessa sbobba. Come se non fossimo tutti differenti fra noi in aspirazioni e capacità. Possibilità di scelta e personalizzazione uguale a zero-virgola-qualcosa.

Un sistema che ha ucciso il cervello di tanti, ormai assuefatti ad un modo di pensare costruito dai ridondanti confini dell’istruzione statale. Un sistema che ha ucciso la stima di tanti, ormai convinti che il loro valore come persone venga davvero misurato da 18 anni di numeretti su un pezzo di carta, affibbiati da qualcuno che nel frattempo sta pensando a cosa fare nel fine settimana.

Un sistema subdolo, perché con la sua ridondanza cerca di costringere il cervello ad autodistruggersi. Enorme mole di dati vecchi. Sempre vecchi. Ore passate a studiare qualcosa che non esiste più, in un sistema di regole di giudizio senza senso che cambia ogni 3 anni. Un sistema di distruzione per cui passi anni a scavare buche concettuali per poi ricoprirle. La chiamano formazione. Ti insegnano a scavare buche. Senza porsi il problema di cosa farne nel futuro di un esercito di scavatori di buche né se poi davvero è questo che vuoi.

Una enorme catena di montaggio lunga 18 anni, in cui ognuno bada solo ad attaccare il suo pezzo, in cui nessuno ha la visione d’insieme, in cui niente è costruito per produrre qualcosa ma solo per esercizio fine a sé stesso.

La scuola/università informa, ma niente ha mai tempo e risorse per essere fatto in modo approfondito. La scuola forma, ma gli insegnani non sono spesso all’altezza e i genitori denunciano quei pochi che raddrizzano i figli.

Bye bye. Saluterei agitando la manina, ma questa follia che mi rende ebbro di sé mi ha paralizzato il dito indice che svetta proteso verso il cielo dalla mia mano destra. Fottiti. Non hai avuto il mio cervello. Ho fatto tutto quello che c’era da fare, ho masticato la tua terra in questi 18 anni, ma ho fatto tutto per finta. Neppure per un secondo ho creduto che potessi darmi qualcosa che non fosse piallamento mentale, di fantasia ed aspirazioni.

Tutto quello che sono e che ho lo devo alle persone. A quelle poche che non sono il sistema anche se ci stanno dentro. Le riconosci dalla passione che accende i loro occhi, nonostante vivino fra le rovine di un sistema che li emargina. A quei pochi che in questi 18 anni ho incontrato, che mi hanno fatto crescere come persona, che mi hanno raddrizzato la spina dorsale e fatto venire voglia di arrivare fino in fondo, non per un pezzo di carta, ma per dimostrare che posso essere migliore, che posso fare più del minimo richiesto dal sistema. Sono pochissimi. E sempre meno. Ma ci saranno sempre. E saranno un motivo per non mollare, per cercare di dare il 100% esprimendo sé stessi contro il conformismo inevitabile dell’istruzione di massa. E’ una guerra silenziosa, forse persa, ma che vale la pena di combattere.

Il mio dito medio invece è dedicato a tutto il resto, a questa aberrante macchina senza testa che succhia gli anni migliori, scarica la nostra voglia di fare e di esistere in progetti senza futuro e senza fine, non sa cosa sia a meritocrazia. Una macchina di cui tutti sono ingranaggi in buona fede. Perché hanno smesso di farsi domande.

Io sono libero. All’inizio di nuove battaglie e salite più ripide forse, ma ho messo la parola fine a questi 18 anni di prigionia vissuti con insofferenza a volte malcelata. Non mi avete avuto, non mi avete annichilito, e soprattutto: non vi ho creduto e presi sul serio neppure per un istante.

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 21 del mese 11 dell'anno 2008. Nessun commento — .

Un Paese che Affonda

Non sta succedendo in est europa né in america latina, ma a casa nostra. Non sta succedendo a popoli tanto pigmentati quanto sottosviluppati, né a civiltà che in fondo non saprebbero neppure che farsene della democrazia. Sta succedendo qui ed ora, a noi.

Insomma, ci stanno soffocando lentamente il futuro, come altro definire i tagli all’Università?

La Scuola Superiore di Catania si è salvata, grazie anche al vostro aiuto, ma è solo una battaglia. La guerra è appena iniziata ed interessa il destino di molte più persone e di tutte le future generazioni di questo paese. Se la pensate come me, potete esprimere la vostra posizione contro i tagli alle università firmando questa petizione di Sitosophia. Occorre resistere ed esprimere il dissenso contro l’opportunità di farsi una cultura e di poter accedere ad un minimo di mobilità sociale potenziale. Firmate, io l’ho già fatto.

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 18 del mese 08 dell'anno 2008. Nessun commento — .

Vota il Prof: I Voti Li Danno Gli Studenti

Diciamocelo pure senza usare la voce bassa: il web è pieno di cose di cui non si sentiva la mancanza.

Eppure, ogni tanto, ecco emergere qualcosa di utile, che mancava, che serviva. E che magari farà (meritatamente) parlare di sé.

Votailprof.it è senza dubbio una di queste. Al di là della stima che mi lega al suo boss (già CEO del riuscitissimo Unimagazine), il catanese Roberto Chibbaro, l’idea è di suo valida, e adesso l’abbiamo importata anche in Italia (finalmente!). Il servizio è appena nato ed è ancora in beta, come dice il nome stesso consente di votare i professori, il voto generale esce fuori dal giudizio su diversi parametri. Il servizio è semplice ed intuitivo, occorre registrarsi, cercare il prof o inserirlo da noi se non è ancora presente, e votare. Al di là del valore "catartico", sicuramente è candidato a divenire un indispensabile strumento per tutti coloro che si trovano per la prima volta a dover sostenere un esame. Un servizio di "intelligence sociale" che consente di ridurre il fattore imprevisto quando si affronta per la prima volta un prof di cui non si conosce lo stile. Insomma: registratevi e votate. Ovviamente funziona per tutta l’Italia, per cui: diffondetelo!

Vai a Votailprof.it

Adesso vado a nanna, domani si va alla FIAT.

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 9 del mese 07 dell'anno 2007. Nessun commento — .