Un seme muore lentamente. Perde uno strato di sé alla volta, finché non resta nulla.
Da quel nulla cresce una sequoia. Perdendo sé stesso il seme trova la sua vera essenza. Quello che ha perduto gli viene ritornato centuplicato.
Cedere, passo dopo passo alla fine, mollare sé stessi palmo a palmo, ma sentirsi contemporaneamente più vicino all’essenziale, l’essenza delle cose, quella imperitura che niente può portarti via. Un sorriso spontaneo quando non c’é nulla per cui sorridere. Questo è l’occhio del ciclone, la quiete dentro la tempesta, il vuoto dentro il desiderio.
Questo è perché ho deciso di vedere cosa c’é avanti, oltre l’ultimo pezzo di me che lentamente va via. Forse il nulla, forse una farfalla.
