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Tutti gli articoli su tempo

Castello

Memoria.

Se c’è una cosa che accumuna gli esseri umani di tutte le epoche, probabilmente è il desiderio di immortalità. O almeno: l’idea che la morte non sia davvero la fine. Che ci sia una continuazione di qualche tipo, dopo. O al minimo che possiamo durare nel ricordo quotidiano di chi resta. Generazione dopo generazione.

Castello è un luogo della memoria, dove il tempo sembra passare più pigro che altrove. Le case sono lì da qualche secolo, con appena qualche lenzuolo e condizionatore a ricordare che siamo nel 2016. Ovunque sono ancora visibili memorie di tempi pregressi. Eppure nessuno ricorda più cosa significhino queste testimonianze.

Araldi e altarini che nessuno più ricorda, garantiscono sopravvivenza di qualcosa che nessuno sa più leggere. È un’immortalità beffarda: mantiene la promessa di vincere il tempo, ma la svuota di significato. Sarai lì, sotto gli occhi di tutti, per sempre. Ma non sapranno chi o cosa sei. Ti ammireranno senza capirti, come in un contrappasso dantesco. Sarai John Cabot che mise piede in Terranova, ma non capiranno l’impresa. Sarai sette martiri, ridotti a un’insegna di un circolo di anziani. Sarai un Castello senza castello.

L’eternità non è fatta per l’uomo. Siamo costretti all’attimo, perché è il momento la nostra dimensione.

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 18 del mese 04 dell'anno 2016. Nessun commento — .

Dinosauri

Siamo sopravvissuti al meteorite, continuiamo a disegnare lo stesso tragitto con i nostri passi lenti. La nostra eccezione è essere sopravvissuti come regola, contro ogni pudore.

In un mondo ormai così diverso, a cosa serviamo? Non siamo ricordo, siamo offesa a noi stessi. Siamo promesse infrante e desiderio di cui è rimasto solo l’odore. Stantio, come qualsiasi delle cose sopravvissute.

Una stella lassù, che splende come ogni mattino. Sembra una certezza tanto è immutata. Eppure, è così lontana che potrebbe essere ormai spenta. Ma io ancora non lo so, perché posso vedere solo la sua eco.

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 13 del mese 10 dell'anno 2015. Nessun commento — .

Clessidra: Tutto Finisce.

Granello dopo granello, si svuota la clessidra per riempirsi. Quello che riempie fugge via, lasciando un vuoto. Ogni vuoto crea un pieno, ed ecco che basta rovesciarla questa clessidra che tutto torna a riempirsi, svuotandosi.

Tutto nella norma, / tutto in un’orma: / un vuoto ben disegnato, / di scelte mai nate ornato, / sognate di notte, / in un ardore di lotte, / tra ciò che è e ciò che essere vorrebbe. / Crebbe il germoglio, / fiorì nell’orgoglio, / finì nel doglio.

Tutto ciò che inizia ha una fine, e la fine è solo un nuovo inizio. Allora è folle colui che si dispera ma anche il suo fratello che gioisce. Quindi mi chiedo: perché vivere in un mondo caduco? Perché curare, proteggere, soffrire, sforzarsi per qualcosa che morirà, lasciando posto a qualcos’altro sempre e che sempre approderà allo stesso destino?

Ombra di notte di un Edipo ignaro, / nessuno sfugge al destino amaro, / di chi riempiendo la sua metà / ha creduto nell’immunità / di una clessidra impietosa che inquieta è dentro, / ma che non offre risposte: è solo strumento.

Ci preoccupiamo del tempo che passa. Che cambia le cose. Che ne mostra lo scorrere incessante verso la fine. Ricominciamo infinite volte. Non troviamo abbastanza tempo, ne sprechiamo su cose poco importanti. E la clessidra, si svuota e poi torna a riempirsi. Così è stato, così sarà. Sempre.

L’immortal al veloce granello non è immune, / soffre e perde: anche per lui muoion le lune. / La sua clessidra non è più capiente, / solo egli la volta e mai si arrende.

L’eternità non è saper fermare il granello che fugge via. Ma l’avere voglia di girare quella clessidra ogni volta. E ancora una.

Quella voglia si chiama amore.

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 15 del mese 11 dell'anno 2010. 3 commenti — .

Distanza

Quando ero piccolo il mio sogno ricorrente mi vedeva impegnato nel vano sforzo di tenere gli occhi aperti. Cambiavano ambientazione, persone, attività ma puntualmente ricorrente avveniva che le palpebre mi si serrassero senza che io potessi oppormi.

Ci ho messo un po’ a capire che quella sgradevole sensazione l’avrei incontrata altre volte, al di qua del dominio dei sogni, dove le paure non svaniscono al ritmo artificiale di una sveglia che suona.

Ogni volta che mi sono trovato davanti all’impossibilità di comunicare quello che ho dentro, di articolare in modo comprensibile sensazioni, emozioni, paure. La stessa sensazione di impotenza dell’avere le tue palpebre, una parte di te, che non ti ubbidisce. Quella sensazione di scissione di sé, in cui una parte del tuo corpo diventa altro da te perché si sottrae al dominio della volontà, l’ho ritrovata nelle cose che mi hanno scisso, opposto, allontanato dalle persone a cui voglio bene. Un’unità infranta a cui sei costretto ad assistere da personaggio.

La distanza. Esattamente come quell’antico sogno di ribellione di palpebra che costringe al buio. Un buio che mi gettava nel panico, da cui imploravo aiuto, un intervento amico.

Da allora ho imparato che le persone preziose non sono quelle che ti aiutano a tenere gli occhi aperti in sogno, né quelle che annullano le distanze che dividono. Ma sono quelle che hanno la forza e la capacità di sedersi accanto a te, ad aspettare che passi.

Ci ho messo un po’ a capirlo. Ma oggi sono sereno, e quando capita ho imparato che più di lottare contro cose più grandi di me, posso vincere coltivando la pazienza di stare seduto ad aspettare.

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 24 del mese 07 dell'anno 2010. Nessun commento — .

C’é un Tempo per Seminare e uno per Raccogliere. E uno per la Spemuta.

Ieri ho ascoltato una canzone che mi ha stupito, perché recita: “dicono che c’è un tempo per seminare e uno più lungo per aspettare“. Mi ha stupito perché era un messaggio per me. Coelho dice che l’Universo interno ti parla ogni giorno in tante piccole cose quotidiane.

Se la canzone di Fossati – che riprende il pensiero del cristiano Charles de Foucauld – fosse finita con un ‘c’é un tempo per seminare e uno per raccogliere’, allora avrebbe perfettamente espresso questo mio periodo. Semino e raccolgo incessantemente. E quello che mi manca è l’attesa.

Mi manca il riposo della semina che è attesa del raccolto, mi manca il silenzio che separa due parole, lo spazio tra le righe, la separazione che unisce lettere e parole. Mi manca il mare che crea distanze riempiendo vuoti. E’ come ballare incessantemente su un’unica continua melodia.

Mi manca l’armonia, mi ci arrovello da mesi e l’ho capito in un attimo, ascoltando l’ultima frase di una canzone in un punto imprecisato dell’Universo fra Parma e Milano.

C’é un tempo per seminare e un tempo per aspettare. Forse non c’é il tempo di raccogliere, ma il tempo dell’attesa ha in sé la fatica della semina e la promessa della raccolta. E’ quindi entrambi pur non essendo alcuno dei due. E’ un tempo magico, di speranza.

Questa è la spemuta: un momento in cui concentri (spremi) la tua speranza (speme) fino all’ultima goccia. E aspetti, in silenzio, perché non è ancora il momento.

La strada scorre veloce davanti a te, tieni l’auto in carreggiata, attenzione massima davanti e dietro, focalizzato sulla direzione. E poi magari accetti di dare un passaggio a qualcuno che non conosci, e questo ti cambia la giornata, la meta e forse anche…

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 26 del mese 02 dell'anno 2010. 12 commenti — .

Il Passato e la Macchina del Tempo

tempo orologio time watch

Hai mai sognato di viaggiare nel tempo? Di avere una macchina del tempo personale? Come sarebbe?

Il sogno dell’uomo sembra essere quello di piegare il tempo: tornare indietro sapendo cosa succederà è un’altro modo di prevedere il futuro, è un altro modo di cercare di barare, di eliminare le difficoltà che inevitabilmente dobbiamo affrontare e che spesso ci battono. E’ un modo per arrivare ad un risultato senza capire che ciò che conta è il processo non l’output.

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Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 23 del mese 11 dell'anno 2009. 3 commenti — .

I Limiti dell’Età

Pensavo che mai avrei scritto un post con questo titolo. Chi mi conosce sa che solitamente mi scaglio a priori con foga contro qualsiasi persona tiri fuori l’argomento età.

Ho 24 anni. Mi son detto che non è vero che a 24 non si possa fare business da soli. Mi son detto che a 24 anni non è vero che non si può provare a buttare la vita nel cesso per iniziare una felice convivenza.Mi son detto che a 24 anni puoi tenere testa a chiunque, su qualsiasi campo. (more…)

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 19 del mese 09 dell'anno 2009. Nessun commento — .

Non Avere Tempo

Non avere tempo.

Sembra di gran lunga lo slogan più di moda delle ultime generazioni.

Non avere di fermarsi a riflettere sulla direzione che hanno preso le nostre scelte. Non avere tempo di indignarsi per un politico corrotto che ci governa. Non avere tempo per manifestare la rabbia per una classe politica inetta. Non avere tempo per smettere di pagare giornali e tv, radio ed editrici concentrate nelle mani di pochi. Non avere tempo per smettere di obbedire a leggi kafkiane senza senso né età. Non avere tempo per denunciare gli imbrogli a cui ci arrendiamo ogni giorno. Non avere tempo per discutere del modo migliore di convivere. Non avere tempo per urlare che la legittimità della maggioranza non è un potere assoluto.

Non avere tempo per fare quello che ci piace. Non avere tempo per godersi i frutti delle proprie fatiche quotidiane. Non avere temo per combattere le proprie paure. Non avere tempo per chiedersi se si condivide la propria vita con la persona giusta. Non avere tempo per chiedersi se il lavoro è quello giusto. Non avere tempo per dire a qualcuno "ti voglio bene". Non avere tempo per cercare la risposta alla domanda "cosa voglio farne di questi anni su questo pianeta?".

Troppo occupati a pensare cosa potremmo essere per curarci di verificare cosa siamo diventati. Vi faccio io un breve riassunto: un popolo di individui che vive nei propri stessi escrementi. Perché non ha tempo di pulirsi.

E se lo dice un anarchico, c’é da preoccuparsi. Quando è iniziata questa allucinazione onirica collettiva che ci ha reso insensibili alle priorità che sono la causa di quello che cerchiamo di curare aggredendo l’effetto?

Questo post lo dedico a Totò Cuffaro per il suo gesto di responsabilità. Peccato Salvuccio che se fossi stato davvero responsabile, non avresti dovuto metterti a fare il mafioso mentre eri impegnato alla regione. Senza di te non cambierà molto. Ma sarai d’accordo con me che a volte anche se non si può cambiare molto, è fondamentale quantomeno ottenere il minimo.

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 27 del mese 01 dell'anno 2008. Nessun commento — .