Quando ero piccolo il mio sogno ricorrente mi vedeva impegnato nel vano sforzo di tenere gli occhi aperti. Cambiavano ambientazione, persone, attività ma puntualmente ricorrente avveniva che le palpebre mi si serrassero senza che io potessi oppormi.
Ci ho messo un po’ a capire che quella sgradevole sensazione l’avrei incontrata altre volte, al di qua del dominio dei sogni, dove le paure non svaniscono al ritmo artificiale di una sveglia che suona.
Ogni volta che mi sono trovato davanti all’impossibilità di comunicare quello che ho dentro, di articolare in modo comprensibile sensazioni, emozioni, paure. La stessa sensazione di impotenza dell’avere le tue palpebre, una parte di te, che non ti ubbidisce. Quella sensazione di scissione di sé, in cui una parte del tuo corpo diventa altro da te perché si sottrae al dominio della volontà, l’ho ritrovata nelle cose che mi hanno scisso, opposto, allontanato dalle persone a cui voglio bene. Un’unità infranta a cui sei costretto ad assistere da personaggio.
La distanza. Esattamente come quell’antico sogno di ribellione di palpebra che costringe al buio. Un buio che mi gettava nel panico, da cui imploravo aiuto, un intervento amico.
Da allora ho imparato che le persone preziose non sono quelle che ti aiutano a tenere gli occhi aperti in sogno, né quelle che annullano le distanze che dividono. Ma sono quelle che hanno la forza e la capacità di sedersi accanto a te, ad aspettare che passi.
Ci ho messo un po’ a capirlo. Ma oggi sono sereno, e quando capita ho imparato che più di lottare contro cose più grandi di me, posso vincere coltivando la pazienza di stare seduto ad aspettare.
Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 24 del mese 07 dell'anno 2010. Nessun commento — .
Ieri ho ascoltato una canzone che mi ha stupito, perché recita: “dicono che c’è un tempo per seminare e uno più lungo per aspettare“. Mi ha stupito perché era un messaggio per me. Coelho dice che l’Universo interno ti parla ogni giorno in tante piccole cose quotidiane.
Se la canzone di Fossati – che riprende il pensiero del cristiano Charles de Foucauld – fosse finita con un ‘c’é un tempo per seminare e uno per raccogliere’, allora avrebbe perfettamente espresso questo mio periodo. Semino e raccolgo incessantemente. E quello che mi manca è l’attesa.
Mi manca il riposo della semina che è attesa del raccolto, mi manca il silenzio che separa due parole, lo spazio tra le righe, la separazione che unisce lettere e parole. Mi manca il mare che crea distanze riempiendo vuoti. E’ come ballare incessantemente su un’unica continua melodia.
Mi manca l’armonia, mi ci arrovello da mesi e l’ho capito in un attimo, ascoltando l’ultima frase di una canzone in un punto imprecisato dell’Universo fra Parma e Milano.
C’é un tempo per seminare e un tempo per aspettare. Forse non c’é il tempo di raccogliere, ma il tempo dell’attesa ha in sé la fatica della semina e la promessa della raccolta. E’ quindi entrambi pur non essendo alcuno dei due. E’ un tempo magico, di speranza.
Questa è la spemuta: un momento in cui concentri (spremi) la tua speranza (speme) fino all’ultima goccia. E aspetti, in silenzio, perché non è ancora il momento.
La strada scorre veloce davanti a te, tieni l’auto in carreggiata, attenzione massima davanti e dietro, focalizzato sulla direzione. E poi magari accetti di dare un passaggio a qualcuno che non conosci, e questo ti cambia la giornata, la meta e forse anche…
Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 26 del mese 02 dell'anno 2010. 6 commenti — .
Hai mai sognato di viaggiare nel tempo? Di avere una macchina del tempo personale? Come sarebbe?
Il sogno dell’uomo sembra essere quello di piegare il tempo: tornare indietro sapendo cosa succederà è un’altro modo di prevedere il futuro, è un altro modo di cercare di barare, di eliminare le difficoltà che inevitabilmente dobbiamo affrontare e che spesso ci battono. E’ un modo per arrivare ad un risultato senza capire che ciò che conta è il processo non l’output.
Da bambino sognavo la mia macchina del tempo, non per azzerare le difficoltà e gli imprevisti, ma per aumentarli: per vivere avventure e conoscere mondi ed epoche diverse dalla mia. Ma una macchina del tempo non si può ancora avere. O no?
E’ possibile viaggiare nel tempo? Si. E quello che serve per costruire la propria macchina del tempo personale non è neppure così fantascientifico: possono bastare due occhi ed un sorriso, ti ci immergi dentro e la realtà diventa per un attimo meno solida, dietro la crosta sbiadita del presente intravvedi il passato e un futuro che poteva essere, viaggiando in un tempo che per un attimo1 smette di scorrere in un solo senso anche se non diventa palindromo.
Il presente che hai imboccato non è la rinuncia a migliaia di altri futuri paralleli mai nati, ma è il respiro di una libertà reale che si costruisce scelta dopo scelta modellando la sua forma in conseguenza a ciò che scartiamo.
Stasera brindo a quello che poteva essere e non è stato, ma che vive proprio in virtù della propria assenza in quello che sono.
Pensavo che mai avrei scritto un post con questo titolo. Chi mi conosce sa che solitamente mi scaglio a priori con foga contro qualsiasi persona tiri fuori l’argomento età.
Ho 24 anni. Mi son detto che non è vero che a 24 non si possa fare business da soli. Mi son detto che a 24 anni non è vero che non si può provare a buttare la vita nel cesso per iniziare una felice convivenza.Mi son detto che a 24 anni puoi tenere testa a chiunque, su qualsiasi campo.
Molte donne più grandi di me. Più soldi di quanti ne vede uno alla mia età, partito da zero. Tante ambizioni, e mai una volta che ho sentito di non poter riuscire per via dell’età.
Stasera però per la prima volta ho sentito il limite della mia età. Per la prima volta ho visto qualcosa per cui avrei voluto tornare indietro, e non ho la possibilità di farlo. Ho sentito di essere andato troppo oltre, di aver mancato irrimediabilmente l’occasione. Ho visto che è troppo tardi.
Forse è una cosa a cui dovrò fare l’abitudine, col tempo. Però non mi sono fermato innanzi a cose grandi, sprofondo oggi davanti a due occhi che mi ricordano quanto la vita scorra a senso unico.
Stringiamo i denti.
Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 19 del mese 09 dell'anno 2009. Nessun commento — .
Sembra di gran lunga lo slogan più di moda delle ultime generazioni.
Non avere di fermarsi a riflettere sulla direzione che hanno preso le nostre scelte. Non avere tempo di indignarsi per un politico corrotto che ci governa. Non avere tempo per manifestare la rabbia per una classe politica inetta. Non avere tempo per smettere di pagare giornali e tv, radio ed editrici concentrate nelle mani di pochi. Non avere tempo per smettere di obbedire a leggi kafkiane senza senso né età. Non avere tempo per denunciare gli imbrogli a cui ci arrendiamo ogni giorno. Non avere tempo per discutere del modo migliore di convivere. Non avere tempo per urlare che la legittimità della maggioranza non è un potere assoluto.
Non avere tempo per fare quello che ci piace. Non avere tempo per godersi i frutti delle proprie fatiche quotidiane. Non avere temo per combattere le proprie paure. Non avere tempo per chiedersi se si condivide la propria vita con la persona giusta. Non avere tempo per chiedersi se il lavoro è quello giusto. Non avere tempo per dire a qualcuno "ti voglio bene". Non avere tempo per cercare la risposta alla domanda "cosa voglio farne di questi anni su questo pianeta?".
Troppo occupati a pensare cosa potremmo essere per curarci di verificare cosa siamo diventati. Vi faccio io un breve riassunto: un popolo di individui che vive nei propri stessi escrementi. Perché non ha tempo di pulirsi.
E se lo dice un anarchico, c’é da preoccuparsi. Quando è iniziata questa allucinazione onirica collettiva che ci ha reso insensibili alle priorità che sono la causa di quello che cerchiamo di curare aggredendo l’effetto?
Questo post lo dedico a Totò Cuffaro per il suo gesto di responsabilità. Peccato Salvuccio che se fossi stato davvero responsabile, non avresti dovuto metterti a fare il mafioso mentre eri impegnato alla regione. Senza di te non cambierà molto. Ma sarai d’accordo con me che a volte anche se non si può cambiare molto, è fondamentale quantomeno ottenere il minimo.
Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 27 del mese 01 dell'anno 2008. Nessun commento — .